Nasce la prima maxi - banca
La Repubblica
Quando due istituti bancari di buone dimensioni si fondono è abbastanza lecito ipotizzare che le loro dimensioni diventino almeno la somma algebrica delle attuali masse amministrate, degli utili e dei dipendenti.
Quando due istituti bancari di buone dimensioni si fondono è abbastanza lecito ipotizzare che le loro dimensioni diventino almeno la somma algebrica delle attuali masse amministrate, degli utili e dei dipendenti. Normalmente però le sinergie che si sprigionano dalla messa in comune degli assetti di bilancio producono effetti ben superiori nell'aumento della raccolta e degli impieghi e molto spesso consentono invece delle razionalizzazioni nel personale, con altrettanto interessanti effetti positivi sui conti economici. Ecco perché il presidente della Cassa di risparmio di Roma, Pellegrino Capaldo, ormai uno dei protagonisti della scena bancaria nazionale, ha annunciato all'assemblea della banca romana che la fusione con il Banco di Santo Spirito (acquisito al 51% dall'Iri nel maggio dell'anno scorso) è alle porte. Il professor Capaldo, anche se confida agli amici di essere profondamente attaccato alla sua matrice di docente universitario, è un po' l'artefice di questo progetto bancario. Un progetto che sta tanto a cuore anche alle autorità monetarie italiane, cioè al governatore Carlo Azeglio Ciampi e al ministro del Tesoro Carli. Infatti sia Carli che Ciampi debbono riuscire a dimostrare a se stessi e al Paese, che qualcosa si sta muovendo in vista del mercato unico dei capitali del '92 e che è possibile realizzare anche in Italia banche di dimensioni tali da essere in grado di competere con i colossi del credito della Cee e dei paesi extraCee. E questa, dopo la fusione fra il Nuovo Banco Ambrosiano e la Cattolica del Veneto, sarà la prima operazione di concentrazione bancaria che avviene nel settore pubblico. Il presidente della Cassa di risparmio di Roma, nel corso dell'assemblea tenutasi domenica 25, ha portato all'approvazione una modifica dello Statuto della Cassa che consente alla Fondazione romana l'esercizio del credito anche attraverso partecipazioni di maggioranza in aziende bancarie. Tradotto in parole semplici ciò significa che alla Cassa di Roma sarà immediatamente possibile procedere alla fusione della propria azienda bancaria (di cui ovviamente possiede la totalità) con il Banco di Santo Spirito (di cui detiene il 51%). Ciò nello spirito del disegno di legge Amato che proprio oggi andrà all'approvazione del Parlamento. E, anche nella malaugurata ipotesi che questa approvazione del ddl, tanto voluta dal ministro del Tesoro Carli, possa slittare, la Cassa di Roma avrà la possibilità di procedere ugualmente nella fusione. Che tipo di banca si realizzerà in seguito a questa fusione? Innanzitutto vi sarà una privatizzazione della banca, dovuta al fatto che gli azionisti del Banco di Santo Spirito diventeranno possessori di azioni di una banca ben più grande, con patrimonio e redditività moltiplicate e con le potenzialità di una grossa banca regionale a livello europeo. Attualmente, nelle graduatorie più accreditate, la Cassa di risparmio di Roma e il Banco di Santo Spirito occupano rispettivamente il nono e l'undicesimo posto in Italia. Dopo la fusione e a seconda dei parametri prescelti per queste graduatorie questo Istituto potrebbe collocarsi fra il quarto ed il quinto posto in Italia, dopo Comit, Bnl e Cariplo. Molto dipenderà dagli sviluppi propulsivi che questa fusione produrrà, ma se si guarda indietro all'89, i progressi compiuti dal Banco di Santo Spirito appena entrato sotto la gestione della Cassa, portata avanti dal direttore generale Cesare Geronzi, le prospettive sembrano più che buone. Come si rileva dalla tabella l'utile lordo dell' 89 è stato di 278 miliardi (più 21% sull'88), ma quel che è più significativo la Banca ha cominciato di nuovo a girare a pieno ritmo in tutti i settori. Ma veniamo ai risultati 1989 presentati all'assemblea dei soci della Cassa di Roma. Capaldo ha illustrato il sensibile aumento dell'attività di intermediazione, la ragguardevole redditività raggiunta e il rafforzamento dei fondi patrimoniali e di rischio. In termini numerici la provvista ha raggiunto i 20.664 miliardi con un aumento del 20,4% mentre nei crediti il progresso è stato del 39,4% giunti a 12.513. Il margine lordo di gestione è stato pari a 545,3 miliardi e quello netto di 107 miliardi, con un aumento del 10,1% rispetto all'anno precedente. Questi risultati sono stati ottenuti pur avendo la Cassa sborsato 800 miliardi circa per l'acquisto l'anno scorso del Santo Spirito. Ma nell'89 la cassa di Roma ha anche acquistato quote significative delle Casse di Orvieto e Loreto, ha potenziato la sua banca francese (la Générale du Commerce) ed ha perfezionato ai primi del '90 l' ingresso nel Fata per essere anche nel settore assicurativo.