Superbanca Roma caput soldi
La Repubblica
L'IRI per il banco salvate almeno il vecchio nome Roma che si salvi almeno il nome!
L'IRI per il banco salvate almeno il vecchio nome Roma che si salvi almeno il nome! Si è parlato del nome Banca di Roma per l'istituto che nascerà dalla fusione a tre, ma c'è una richiesta, da parte dell'Iri, di mantenere invece quello del Banco di Roma. Sarebbe un errore, dicono a Via Veneto, rinunciare a un marchio conosciuto, specie per quanto riguarda l'estero. Non è escluso che Capaldo e Geronzi accolgano la richiesta dell'Iri. Possono ben accontentarsi, in fondo, dei 7 posti su 11 nel consiglio di amministrazione della nuova holding che controllerà il gruppo bancario e della nomina del presidente. Il problema, comunque, non è di urgentissima soluzione: la fusione definitiva con il Banco Roma avverrà tra non meno di due anni (e anche non di più, altrimenti si perderebbero i benefici concessi dalla legge Amato). Fino ad allora, l'istituto di Zurzolo conserverà, ovviamente, l'attuale nome, cosa che può costituire tra l'altro un ulteriore motivo da addurre per chi vorrà affermare che in nulla cambiano gli equilibri in Mediobanca. L'Iri, comunque, potrà consolarsi anche se non a breve termine vendendo sul mercato le azioni della futura superbanca che deriveranno dalla conversione dei pacchetti che non sono entrati nelle due successive cessioni alla Cassa. In portafoglio, infatti, ha ancora il 33% del Santo Spirito, che si ridurrà a un 10% scarso dopo la fusione di questo con la Cassa e a una quota ancora minore della superbanca. Quanto al Banco di Roma, l'Iri possiede il 78,9% più un altro 8,6 in gestione al servizio del prestito convertibile e dei warants emessi. Dopo l' esercizio di questi diritti la quota Iri sarà scesa al 70% (su un capitale aumentato da 1200 a 1350 miliardi) e, conferito alla nuova holding il 55%, ne resterà in portafoglio il 15, anche questo destinato a trasformarsi in una quota (ovviamente inferiore) della superbanca. Nulla cambia, per ora, per i piccoli azionisti del Banco Roma (a parte le eventuali oscillazioni borsistiche che saranno provocate dai nuovi fatti), perché, appunto, per due anni non succederà nulla: dopodiché anche per loro ci sarà il concambio con le azioni della superbanca. Un concambio che, almeno in teoria, è invece molto più vicino per i piccoli azionisti del Santo Spirito, il cui titolo è scambiato da anni al Terzo Mercato, visto che entro due mesi sarà varata la fusione con la Cassa. A questo proposito è anche circolata una voce secondo cui l'azienda bancaria sarebbe semplicemente conferita nel Santo Spirito, che è già una Spa. Ma la cosa appare improbabile, visto che la Cassa ne possiede solo il 51%.