Credito, decollano i nuovi gruppi
La Repubblica
Era la tarda primavera di quest'anno quando Carlo Azeglio Ciampi e Guido Carli decisero che era giunto il momento di passare ai fatti
Era la tarda primavera di quest'anno quando Carlo Azeglio Ciampi e Guido Carli decisero che era giunto il momento di passare ai fatti. In Parlamento il disegno di legge Amato, che avrebbe consentito di rimodernare il sistema bancario, stava per uscire dalle secche ed avviarsi verso un rapido iter mentre la liberalizzazione dei conti bancari era imminente. Fu in quei giorni che le autorità monetarie decisero che era giunto il momento di imprimere la spinta definitiva per far decollare la ristrutturazione del sistema bancario. La scelta cadde sulla Capitale. Solo da poche settimane la Cassa di Risparmio di Roma aveva acquistato dall'Iri la maggioranza del capitale del Banco di Santo Spirito, gettando le basi per la crescita di una superbanca e creando già un gruppo con oltre 30 mila miliardi di raccolta e buone capacità di redditività. Non restava che continuare su quella strada. Il piano fu presentato a Franco Nobili, da poco arrivato all'Iri, che non sollevò obiezioni di fondo. La cosa, insomma, col favore delle autorità monetarie ma anche con la benedizione del presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, vecchio sostenitore dell'idea di una forte banca nella Capitale, si poteva fare. La Cassa di Risparmio di Roma poteva in sostanza fondersi con il Banco di Roma, una delle tre banche d'interesse nazionale di proprietà dell'Iri. Dopo mesi di trattative oggi si è giunti al traguardo. Tecnicamente, sarà solo grazie alla legge Amato che sarà possibile una operazione di concentrazione bancaria che non ha uguali nella storia del paese. Per la prima volta dal 1936 vengono superati gli steccati che separavano i vari tipi di banche. Una Bin, una banca ordinaria e una cassa di risparmio che stanno in tre categorie diverse nella legge bancaria danno vita ad un unico istituto. Si costituirà una superholding. L'Iri conferirà il Banco di Roma. La Fondazione Cassa di Risparmio le due aziende bancarie che possiede: il Santo Spirito e la Cassa di Risparmio spa (opportunamente scorporata attraverso la legge Amato). A tenere le fila dell'operazione sono Pellegrino Capaldo e Cesare Geronzi, rispettivamente presidente e direttore generale della Cassa di Roma. Dalla loro hanno un istituto che rende molto e che ha una notevole capacità di raccolta in un ambito regionale. Questo è il punto di forza del loro progetto. La Banca d'Italia ritiene discriminante, al fine di inserire un istituto tra le banche aggreganti piuttosto che tra quelle da aggregare, proprio la robustezza dell'insediamento territoriale. I primi a scattare sono stati loro ma Bankitalia considera capigruppo di possibili poli anche San Paolo, Cariplo e Monte dei Paschi. Il Banco di Roma non è scelto dalla Cassa solo per assonanza capitolina. La banca Iri ha soprattutto problemi di redditività. E' debole nel settore della raccolta, nonostante i molti sportelli, proprio perché è dispersa nel territorio senza una zona di particolare forza. Al contrario il Banco di Roma è patrimonialmente a posto con i ratios e ha anche un buon insediamento all'estero, molti sportelli in Italia e vanta esperienza nei servizi. Tutte specialità dove la Cassa di Roma è meno forte e che si incastrano bene nel nuovo gruppo. L'Iri da tempo pensa a trovare delle soluzioni per il Banco di Roma. Nell' agosto del 1989 ricapitalizzò la banca per circa 1.000 miliardi utilizzando il denaro ricavato dalla vendita del Santo Spirito alla Cassa di Roma. Altre dismissioni sono state operate: il Banco di Perugia, una controllata svizzera, le stesse quote di Mediobanca. Da tre anni tuttavia, proprio per conseguire un rafforzamento patrimoniale, il Banco di Roma non distribuisce utili agli azionisti. Un accordo per il Banco di Roma fu fatto con la Commerzbank. Ma senza convinzione. Sia la banca tedesca che l'Iri non riuscirono a trovare sviluppi interessanti. Il Banco di Roma ha una vecchia intesa con l' istituto tedesco, il Credit Lyonnais e con il Banco Hispano Americano. Le altre banche dell'accordo si sono scambiate partecipazioni ma la banca romana non c' è mai riuscita. Molto è dipeso dalla differenza di assetto patrimoniale tra i due istituti: con un 10 per cento della Commerz il Banco Roma avrebbe potuto diventare un azionista importante, mentre la Commerz non avrebbe mai potuto contare, neanche con il 20 o 30 per cento dato che il pacchetto di controllo sarebbe rimasto in mano pubblica. Niente di fatto anche per il progetto dell' Imi di acquisire la banca Iri. La superholding romana sarà così un gigante polifunzionale in grado di controllare oltre alla nuova grande azienda di credito ordinario anche il Mediocredito del Lazio. C'è poi un accordo con la compagnia assicurativa Fata di cui controlla il 10 per cento oltre a progetti di espansione nelle piccole casse dell'Italia centrale (già sono state acquisite quote di Orvieto e di Loreto mentre tempo fa fu incorporata la Cassa molisana). Il gruppo avrebbe in mano anche circa il 7 per cento di Mediobanca.In tutto un gigante con circa 100 mila miliardi di raccolta, quasi 70 mila di impieghi, con 805 sportelli e circa 24 mila dipendenti. Il progetto è ormai cosa fatta anche se trova l' opposizione del Pci che ha chiesto ieri l' audizione di Carli e Piga. La Commissione Finanze della Camera ieri ha deciso di accettare la richiesta e di dar corso all' audizione del governo. Una risposta è venuta dal relatore della legge Amato, Luigi Grillo che, polemizzando con il Pci, ha detto che l' operazione razionalizza il sistema bancario del centro sud.