Patto Capitalia,Geronzi chiude i giochi sotto il tetto del 29,9%

Finanza e Mercati

Ieri il cda ha approvato la relazione da inviare a Bankitalia al termine dell'ispezione. Pronto il nucleo di azionisti. Si lavora alla limature dei pesi per far posto ai nuovi, tra i quali Tronchetti, Ligresti, Colaninno, Toti, Marchini, Colaiacovo

L'appuntamento era di routine. Ma il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, non ha perso l'occasione per ribardire, durante il consiglio di amministrazione di ieri, i buoni risultati di gestione raggiunti insieme all'amministratore delegato Matteo Arpe. Il cda si era riunito per approvare le risposte da presentare alla Vigilanza, che per più di un anno ha spulciato nei conti dell'istituto.
Nemmeno di fronte alla differenza di circa 160 milioni tra partite incagliate e partite in sofferenza riscontrata dagli ispettori di via Nazionale, Geronzi ha battuto ciglio.
Del resto, Arpe ha provveduto alla rettifica già in sede di semestrale. Nessun problema anche riguardo alle osservazioni sotto il profilo organizzativo e procedurale: i rilievi sono stati già recepiti nei diversi progetti di ristrutturazione.
Sistemato il cosiddetto contenzioso con Bankitalia, Geronzi marcia ora verso la firma del patto di sindacato. Dopo avere condiviso con il professor Berardino Libonati i contenuti del patto, il presidente di Capitalia ha provveduto nei giorni scorsi a far recapitare la bozza nelle mani degli azionisti chiamati in causa. L'operazione è alle battute finali: fonti vicine alla banca parlano di non più di 10 giorni. I consiglieri saranno informati solo a cose fatte, senza alcun cda per esaminare la bozza. Quasi tutte le pedine, dunque, sono al loro posto: anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, sta valutando se aderire. Un'ipotesi favorita dai migliorati rapporti fra il presidente Emmanuele Emanuele e Geronzi, ma anche dalla sentenza della Consulta sulla riforma Tremonti. In ogni caso, la quota sindacata non andrebbe oltre il 3-4% visto che la Fondazione non ha rinunciato all'obiettivo di dirottare altrove le proprie risorse cedendo parte del suo 7,19 per cento.
Lunedì si riunirà anche il consiglio della Fondazione Manodori, che ha in carico il 3,17% di Capitalia, per dare il via libera definitivo all'ingresso. La Fondazione Banco di Sicilia AI (3,21% di Capitalia) si terrà invece fuori, mentre la Regione Sicilia apporterà l'intera partecipazione del 3,34 per cento. L'elenco prosegue con Abn Amro, De Agostini (con una quota di circa il 2%), Salvatore Ligresti, Marco Tronchetti Provera, Roberto Colaninno, Pierluigi Toti e Alfio Marchini. La lista degli imprenditori si arricchisce di un nuovo nome: quello di Carlo Colaiacovo, presidente della Colacem di Gubbio, già presente nel capitale del Mediocredito Centrale.
Fatta la squadra degli azionisti, si tratta ora di affinarla in un gioco a incastri per non irritare nessuno e, soprattutto, per non superare la soglia invalicabile del 29,9% del capitale, oltre la quale i firmatari del patto avrebbero la sgradita sorpresa di trovarsi a dover lanciare un'Opa sul 100% della banca. Ieri intanto Capitalia è cresciuta del 2,99%, ma non si tratterebbe più di movimenti legati agli azionisti, visto che la partita sul patto è chiusa. Ci sarebbe invece un ritorno di interesse degli investitori, e in particolare delle grandi banche d'affari internazionali come Morgan Stanley, Goldman Sachs e Deutsche Bank.