Romiti candida Geronzi per Mediobanca

Il sole 24 ore

"Se l'attuale presidente di Mediobanca, Francesco Cingano, dovesse lasciare, il sostituto ideale sarebbe Cesare Geronzi". Lo dice Cesare Romiti, presidente della Rcs

MILANO. <<Se l'attuale presidente di Mediobanca, Francesco Cingano, dovesse lasciare, il sostituto ideale sarebbe Cesare Geronzi>>. Lo dice Cesare Romiti, presidente della Rcs, intervistato da Panorama. Romiti sottolinea che <<spetterà agli azionisti decidere>> e ricorda che <<negli ultimi anni Enrico Cuccia ha dimostrato di volere in tutte le maniere che Vincenzo Maranghi restasse al suo posto di amministratore delegato anche dopo la sua scomparsa>>. L'ex presidente della Fiat aggiunge di <<aver sentito parlare per la prima volta>> solo ultimamente di Paolo Savona come possibile presidente in Via Filodrammatici. Savona è presidente di Impregilo, il gruppo delle costruzioni di cui è azionista di riferimento Gemina, che fa capo a Romiti.
Il presidente della Rcs (che nella stessa intervista candida il suo gruppo a un ruolo importante nella privatizzazione della Rai) è uscito allo scoperto quando è ormai iniziato il conto alla rovescia verso la trdizionale seduta post-feriale del cda di Mediobanca. Anche quest'anno nella seconda settimana di settembre il consiglio esaminerà il bilancio annuale al 30 giugno e convocherà l'assemblea per il 28 ottobre. E' prassi che si tenga in quest'occasione la riunione ordinaria del patto di sindacato presieduto da Ariberto Mignoli, che esamina normalmente i periodici rinnovi in consiglio. E quest'anno tra i consiglieri in scadenza vi sono sia Cingano che Maranghi: gli altri sono Paolo Cantarella (Fiat), Angelo Marchiò (Ras), Ariberto Mignoli (presidente del patto di sindacato), Silvio Salteri (ex manager della banca) mentre è rimasto vacante il posto ricoperto fino a tre mesi fa dall'amministratore delegato della Comit, Aldo Civaschi.
Il dopo-Cuccia affronta quindi un primo, corposo momento di verifica. E Romiti ha disegnato uno scenario abbastanza leggibile, che sembra trarre anzitutto le conseguenze delle recenti dichiarazioni di Giovanni Agnelli. <<Non farò il presidente di Mediobanca, ne guiderò il patto di sindacato>>, aveva detto il presidente onorario della Fiat, che per la verità aveva sottolineato: <<C'è già chi fa bene quel lavoro>>. Romiti, invece, prospetta un avvicendamento alla presidenza. E candida per la successione il presidente della Banca di Roma, cioè un personaggio dal profilo molto diverso da quello rappresentativo e istituzionale proprio non solo di Cingano, ma di tutti i presidenti di Mediobanca nei suoi 54 anni di storia.
L' approdo di un manager bancario professionale ancora attivo al vertice di Mediobanca, nella visione di Romiti, va inequivocabilmente a bilanciare la permanenza di Maranghi alla guida operativa di uno snodo nevralgico della finanza italiana. E non casualmente il presidente della Rcs - di cui pure si era fatto il nome per la successione a Cuccia - richiama il ruolo degli azionisti stabili di Mediobanca, una volta che la scomparsa del vecchio ''patron'' ha certamente chiuso una fase nella delicata ''governance'' di Via Filodrammatici.
Spazio legittimo alla storica autonomia del management Mediobanca, par di capire, ma in un quadro di rapporti nuovi coi soci: a cominciare evidentemente dalla Banca di Roma, che è rimasta con UniCredit il partner strategico dell'istituto. Anche se da poco è entrata nel patto Banca Mediolanum, che ha la Fininvest tra i suoi azionisti. La Banca di Roma, in ogni caso, ha tra i suoi azionisti stabili la Toro, oggi interamente controllata dalla Fiat. Ancora: la candidatura Geronzi (un ex dirigente della Banca d'Italia) sembra ispirata anche per soddisfare il ruolo di tutela del futuro di Mediobanca assunto dal Governatore Antonio Fazio.