Sul Mediocredito è sfida tra Profumo e Geronzi

Il Corriere della Sera

Offerta delle Popolari per il 30% dell'istituto. Il numero uno della Banca di Roma a Palazzo Chigi

ROMA - Due giorni fa Alessandro Profumo, amministratore delegato dell'UniCredito. Ieri è stato il presidente della Banca di Roma Cesare Geronzi a varcare la porta di Palazzo Chigi. Due banchieri in pista per le prossime mosse del risiko degli sportelli, che vede in questo momento UniCredito e Banca di Roma concorrenti per la privatizzazione del Mediocredito centrale, che controlla il Banco di Sicilia. Ma non sono esclusi nuovi possibili confronti. Magari sulla conquista della Bnl. L'accordo raggiunto tra Generali e San Paolo-Imi sull'Ina (socio stabile della Bnl col 7,25%) lascia la banca romana alle mire dell'UniCredito. Profumo ha già avviato le trattative con il Banco di Bilbao, socio stabile di maggioranza della banca romana (10%), per un'alleanza in Bnl. C'è però l'idea accarezzata dalla Banca d'Italia di creare un forte polo bancario nel Centrosud: svanito il progetto di unione tra il Monte dei Paschi di Siena e la Banca di Roma, potrebbe essere rispolverato il piano di un'alleanza tra quest'ultima e la Bnl. Il che lascerebbe all'UniCredito solo l'intreccio con il Bilbao. Ma intanto l'appuntamento è con la privatizzazione di Mediocredito. In corsa per conquistarlo c'è anche la Popolare Vicentina, socio stabile della Bnl (7,75%) e desiderosa di trasferire il suo investimento da Roma a Palermo. La battaglia è quindi in pieno svolgimento. Ieri sono scaduti i termini per la presentazione delle offerte non vincolanti (quelle finali dovranno arrivare entro il 20 ottobre). Profumo e Geronzi hanno presentato un'offerta per il 100% del Mediocredito mentre il terzo protagonista in lizza, il gruppo di banche popolari guidato dalla Vicentina di Gianni Zonin e affiancato dalla Cardif (Paribas), ha proposto l'acquisto del 30% del capitale. Punta a costituire un "nocciolo duro" che richiederebbe lo svolgimento di un'Opv (Offerta pubblica di vendita) da parte del Tesoro sul resto del capitale. In pole position sembra essere la banca capitolina, che avrebbe ricevuto la benedizione di Palazzo Chigi sul suo piano. Un piano di integrazione e quindi di fusione con il Banco di Sicilia, supportato da un aumento di capitale in parte riservato agli azionisti - primi fra tutti i due soci privati stabili della banca, cioè Toro e Abn Ambro - e in parte al mercato. Sarebbe pronto a salire anche il socio libico della banca mentre resterebbe fermo, diminuendo così la sua partecipazione, il maggiore azionista, cioè la fondazione Cassa di Roma. A contrastare con più foga le mire di Geronzi per ora sono le Popolari (Vicentina, Bergamo e Emilia Romagna) che ieri sono andate a illustrare il loro piano al governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Un progetto di tipo federativo che darebbe alle Popolari il timone del Banco di Sicilia, attraverso il Mediocredito. L'istituto guidato da Gianfranco Imperatori, che tifa ovviamente per questa soluzione, manterrebbe così identità e potenzierebbe il suo ruolo. Anche la battaglia delle cifre è in pieno svolgimento: le Popolari esibiscono la loro elevata redditività e puntano l'indice sulle sofferenze, circa 7.000 miliardi, della Banca di Roma che porterebbero in negativo e di molto il free capital, cioè il capitale libero disponibile per acquisizioni. Capitale che le Popolari avrebbero in positivo per 2.000 miliardi. La Banca di Roma mette sul piano la sua supremazia nella rete e nell'organizzazione, denunciando un free capital positivo rappresentato dall'acquisto di azioni proprie per il 10% del capitale già deliberato dall'assemblea.