Geronzi i nostri soci pronti a difenderci

Il Sole 24 ore

Il presidente avverte: Toro, Abn-Amro e libici premono per crescere in Bancaroma

ROMA — In questa congiuntura straordinaria per il sistema bancario in cui se non si è cacciatori si è prede, Cesare Geronzi ha paura di trovarsi sotto tiro. Ha appena risolto il problema della privatizzazione della Banca di Roma portando nel nucleo di soci stabili gli olandesi dell'Abn Amro, e la Toro, la compagnia assicurativa che fa capo alla Fiat. Come non mai il panorama è in movimento, e le scalate sono all'ordine del giorno. Così, approfittando della presentazione ai giornalisti della nuova campagna pubblicitaria che sta per partire a tappeto su giornali e tv, il presidente lancia un messaggio, che potremmo definire "antiappetiti": l'Abn Amro, e la Toro sono pronti a crescere di peso nella banca romana.
I rapporti con i soci sono idilliaci, dice Geronzi. Gli olandesi «vogliono aumentare la loro quota e noi siamo molto contenti». Lo stesso dicasi per la Toro: «C'è un innamoramento continuo da parte degli azionisti della Banca di Roma».  La banca è retta da un patto di sindacato che conta sul 28,43% del capitale. Il patto è solido, vuol dire Geronzi, e in caso di guerra i soci faranno quadrato.
E' vero che il patto scadrà a dicembre del 2000 e fino a quel momento i soci non possono aumentare le loro quote salvo obbligo di Opa. Ma di contromosse contro l'eventuale attaccante se ne possono pensare di tutti i tipi. Senza contare poi che in Banca di Roma c'è anche chi le mani le ha libere da subito. La Lybian Arab Foreign Bank, non fa parte del sindacato, ma che è un socio storico, e gradito, dell'istituto capitolino. Ha in mano il 5%, ed è pronta a raddoppiare al 10%. «A me l'hanno chiesto, il mercato è a loro disposizione. Chi vuole aumentare la propria quota deve andare in Bankitalia».
Chi è il destinatario di questo messaggio? «E' un mondo in completa ricomposizione - dice Geronzi - E' fuori discussione che tutti guardano tutto e dappertutto». Si riferiva naturalmente alle prossime mosse della banca, dall'interesse per la privatizzazione del Mediocredito centrale-Banco di Sicilia, a quello per la Banca del Salento, visto che fonti finanziarie confermano la scesa in campo di Banca di Roma anche su questo fronte. Ma il tentativo di attacco del San Paolo di Torino, stoppato l'inverno scorso da Fazio, è cosa troppo recente perché Geronzi non percepisca che da quel fronte il pericolo è sempre in agguato. Bisognerà vedere come andrà a finire la guerra che Torino e Generali stanno combattendo per l'Ina, ma nel frattempo Geronzi mette le mani avanti.
Sebbene sia azionista di Mediobanca, sebbene con Cuccia abbia ottimi rapporti, e sebbene faccia parte del consorzio dei finanziatori dell'Opa lanciata da Generali, il presidente della Banca di Roma si dichiara neutrale: «nostro mestiere è di prestar denaro». Augurandosi poi che il San Paolo e il leone di Trieste arrivino a una soluzione negoziata». «Non credo agli scenari di guerra, credo alle ipotesi concordate e bisogna sperimentare tutte le strade possibili. Il tempo c'è». Intanto diventano più stretti i rapporti con l'Antonveneta, alla quale Bancaroma ha venduto la Bna. Geronzi ha annunciato che la banca enterà nel nucleo di azionisti stabili della popolare padovana. Nel progetto potrebbe entrare anche il Montepaschi, creando un gruppo molto forte nell'Italia centro-meridionale, ma Geronzi ha smentito trattative in corso con Siena.
Strategie sulle quali aleggia un'incognita potentissima: il partito che prenderanno le fondazioni Monte dei Paschi e della Banca di Roma,che devono mettersi in regola con le norme che impongono la marcia indietro dalle banche. Entro l'anno prossimo l'ente presieduto da Emmanuele Emanuele deve scendere dal 18 al 6%.
Finché non sarà chiara la destinazione di quel pacchetto, Geronzi e i soci non possono star tranquilli.