Geronzi ripensa a Comit. E Torino guarda alla Bnl

La Stampa

Un «no» secco, senza troppe divisioni. L'esito del consiglio d'amministrazione della Banca di Roma ha almeno il pregio della chiarezza. E della rapidità, a giudicare dal logorio di altri confronti che si trascinano ormai da troppo tempo

MILANO - Un «no» secco, senza troppe divisioni. L'esito del consiglio d'amministrazione della Banca di Roma ha almeno il pregio della chiarezza. E della rapidità, a giudicare dal logorio di altri confronti che si trascinano ormai da troppo tempo. Le «avances» del Sanpaolo- Imi sono state respinte perché «il concambio era troppo basso», ha decretato all'unanimità il consiglio del colosso del credito capitolino. È proprio così? È lecito dubitarne, perché, in tal caso, Arcuti e Masera avrebbero probabilmente corretto l'offerta in corsa. E qualche socio avrebbe, sempre in quella situazione, con discrezione, avvertitio la banca torinese di eventuali spazi per rivedere l'operazione.
In realtà, però, l'offerta pubblica di scambio era nata male, in un momento di grande tensione, sul fronte della politica del credito, e di grande agitazione, sul fronte degli equilibri del capitalismo italiano (vedi la scalata Olivetti-Telecom).
Gli spazi di mediazione, insomma, erano assai modesti. Il rischio era che 1'«affaire» Sanpaolo-Imi-Banca di Roma potesse portare a un nuovo  inasprimento nella grande partita per il riassetto del credito. E va all'onore del merito della Toro, gruppo Fiat, di aver fugato ogni dubbio in materia. L'investimento in Banca Roma è stato, del resto, un grande affare per la compagnia, soprattutto sul fronte del ramo vita. E, in futuro, l'affare promette di essere ancora più interessante sia sul terreno della previdenza che altrove...
Sarebbe assurdo ignorare sia i risultati passati che le prospettive, confortanti, del «business» futuro. E anche di fronte all'offerta di una società in cui Tifi ha interessi rilevanti. Una prova confortante di «corporate governance» nell'interesse di tutti gli azionisti...
E adesso? Banca di Roma a giudicare dalla rotta che persegue il timoniere Geronzi (con la benedizione di Fazio) marcia verso accordi, o fidanzamenti, che non pregiudichino l'autonomia del colosso del credito: Monte Paschi, dicono le cronache (ma i problemi di sovrapposizione non mancano); oppure, come affermano altri, la crescita seguirà altri percorsi, meno convenzionali, grazie all'alleanza con Abn-Amro; infine, secondo un copione giallo collaudato, gli uomini di Banca Roma potrebbero ritornare, con altre credenziali e altri mezzi, sul fronte Comit.
Per quanto riguarda Sanpaolo-Imi certe congetture sono (quasi) alle spalle. L'operazione Banca Roma si è rivelata impossibile, più per l'ostilità della Banca d'Italia e della Banca di Roma che non per obiettive difficoltà. Solo il tempo dimostrerà se certe preccupazioni si riveleranno prudenti o meno.
Di sicuro, però, non sarebbe stato saggio impugnar la baionetta contro le autorità monetarie, anche se il dispetto, al di sotto delle dichiarazioni ufficiali, c'è. E brucia.
«Il piazzamento della banca su scala europea - ha commentato al proposito  Giovanni Zanetti membro del comitato esecutivo della Compagnia di SanPaolo - rimane l'obiettivo da raggiungere. E per fare questo ci sono senz'altro discorsi di reciproco interesse con altri partner...». «La nostra - è la conclusione - era una proposta vantaggiosa per entrambi. Il "no" di oggi trova giustificazioni in scelte diverse che, per ora, non è dato disconoscere...».
L'obiettivo del Sanpaolo-Imi potrebbe essere la Banca del Lavoro, l'ultimo dei grandi istituti ex pubblici che Fazio cerca di maritare. Oppure, come con una certa punta di sfida si è detto in questi giorni, la rotta del Sanpaolo potrebbe puntare, con decisione, verso l'estero.