"Una fusione esemplare" di Attilio Ventura

Risparmio Oggi -Rivista Bimestrale della Banca di Roma - Settembre Ottobre 1992

Secondo il presidente del Comitato Direttivo della Borsa di Milano, la nascita di un unico polo romano ai vertici del sistema bancario italiano deve costituire un esempio

Un profilo della legge n. 218 in materia di ristrutturazione e integrazione patrimoniale degli istituti di credito di diritto pubblico - meglio nota come Legge "Amato" - che è stato da più parti sottolineato, riguarda il carattere di legge "incentivo" che gli è proprio. Tradotto in concreto ciò significa che dalle disposizioni ivi contenute non deriva alcun obbligo specifico in capo agli enti considerati, limitandosi la norma ad agevolare la realizzazione dei processi di ristrutturazione degli enti pubblici creditizi, col rendere possibili opzioni che derogano alla disciplina ordinaria unitamente al riconoscimento di incentivi di natura fiscale.
Il carattere facoltativo della normativa riguarda sia la decisione circa l'opportunità o meno di avviare la ristrutturazione, che la scelta delle linee progettuali ritenute ottimali in relazione alle singole esigenze.

Alla luce di quanto premesso assume un rilievo anche maggiore il processo di ristrutturazione e concentrazione che ha condotto alla formazione di un unico polo bancario romano - operativo dal 1 agosto 1992 - e che rappresenta la prima traduzione operativa "globale" delle disposizioni contenute nella Legge Amato. In effetti la realizzazione di questo articolato progetto, che ha avuto nell'operazione di fusione del Banco di Roma nel Banco di Santo Spirito la sua manifestazione finale, ha risposto in maniera che potrei definire esemplare (ovvero "tale da servire come esempio") alle aspettative che sono state associate all'entrata in vigore della suindicata disciplina, cogliendone su più fronti le opportunità offerte al sistema creditizio.
Considerata l'importanza di questo aspetto mi sia consentito precisarne meglio contenuti e implicazioni.
In base alle opinioni espresse da parte di qualificati osservatori, la principale operazione prevista dalla legge - che consiste nella trasformazione degli enti creditizi pubblici in imprese di diritto privato e vincolate al controllo pubblico (da alcuni definita come "privatizzazione fredda") - rappresenta il mezzo istituzionale per addivenire da parte dei suddetti enti al perseguimento e al raggiungimento di interessi strettamente economici, così da porli su di un piano di parità con le aziende bancarie private.
Sullo sfondo di questa finalità prioritaria si innesta l'altra, volta a favorire i processi di concentrazione nell'ambito del settore creditizio. In effetti, proprio il profilo che riguarda il ripensamento della struttura societaria - che non deve necessariamente aver luogo o che, comunque, può verificarsi in un momento anche di molto posteriore alla ristrutturazione vera e propria e che con essa viene ricondotta ad unità nell'ambito del progetto strategico oggetto di approvazione da parte delle autorità del settore - può rappresentare l'opportunità per una ricomposizione di ruoli tra l'ente pubblico scorporante e le società di diritto privato in capo alle quali soltanto residuano gli obiettivi economici in senso stretto.
Il progetto di ristrutturazione presentato dalla Cassa di Risparmio di Roma e approvato dal Ministero del Tesoro in data 13 febbraio 1991, che si è sviluppato lungo un arco temporale di ben quattro anni, ha interessato il complesso delle operazioni contemplate dall'art. 1 della Legge "Amato", cogliendone appieno la portata polivalente, dietro la quale si intravedono almeno due obiettivi di natura prettamente aziendale: la possibilità di configurare un gruppo di entità societarie che sia coerente con lo schema generale del gruppo polifunzionale, unitamente all'opportunità di concentrare più aziende bancarie.

Entrando più nel dettaglio dell'operazione di cui si tratta, essa pur componendosi di molteplici fasi, da un punto di vista sia teorico che temporale può essere scissa in due sezioni principali.
Della prima fanno parte - in base alla sequenza cronologica - l'acquisizione del 51% del pacchetto azionario del Banco di Santo Spirito da parte della Cassa di Risparmio di Roma, lo scorporo dall'ente Cassa di Risparmio di Roma dell'azienda bancaria e la successiva fusione per incorporazione nel Banco di Santo Spirito; in tal modo è stata portata a compimento la fase di ristrutturazione vera e propria dell'ente pubblico Cassa di Risparmio di Roma.
Nella seconda parte del progetto vanno a confluire sia il conferimento in una Holding dei pacchetti di controllo del Banco di Roma e del Banco di Santo Spirito, rispettivamente da parte dell'IRI e dell'Ente Cassa di Risparmio di Roma, che la successiva fusione tra i due istituti di credito (da cui è nata, per l'appunto, la Banca di Roma S.p.A.). Questo insieme di operazioni rappresenta invece il momento essenziale del processo di concentrazione aziendale, che eraper altro già stato avviato con l'esperienza, positiva, della concentrazione tra la Cassa di Risparmio di Roma e il Banco di Santo Spirito.

La fotografia del colosso bancario che si è costituito, quale si ricava sulla base dei principali indicatori dimensionali, è assai eloquente, tanto da collocare la Banca di Roma in una posizione di assoluto vertice nell'ambito del sistema creditizio nazionale; tra i dati più rappresentativi che si ricavano dal bilancio pro-forma redatto al 31 dicembre 1991, si rivelano attività totali per 140mila miliardi, a fronte di una consistenza di impieghi pari a 86mila miliardi, di cui 59.800 nei confronti di clientela ordinaria, e con una raccolta diretta di quasi 66mila miliardi e indiretta pari a oltre 63mila miliardi. Il patrimonio netto arriva a sfiorare i 10mila miliardi. La struttura organizzativa della Banca di Roma può contare, inoltre su una rete di circa 1.100 sportelli, diffusi in 18 Paesi, e su 24 mila dipendenti.
Il quadro descritto, per quanto già lusinghiero, rappresenta lo status quo, mentre non dà evidenza alcune delle opportunità sinergiche insite nell'integrazione realizzata e connesse con il grado elevato di complementarietà presente fra gli organismi coinvolti.
In particolare - come sottolineato nella Relazione dei Consigli di Amministrazione relativa al progetto di fusione - Il Banco di Santo Spirito dal punto di vista della raccolta si avvale di una struttura estesa ed articolata, orientata verso le attività bancarie tradizionali, che consente di privilegiare la clientela ordinaria, ma che rimane territorialmente concentrata nel lazio e nelle altre Regioni dell'Italia centro-meridionale; dal canto suo il Banco di Roma soffre di elevati costi di provvista dovuti alla quota elevati di raccolta realizzata sull'interbancario e alla mancanza di un precisa localizzazione territoriale, mentre offre l'opportunità di raggiungere tutte le maggiori piazze italiane ed estere congiuntamente ad una soddisfacente vocazione verso i settori della finanza più innovativi.
In conclusione, dopo avere ribadito il ruolo pionieristico svolta dal gruppo bancario romano nel contesto del sistema creditizio nazionale, e non soltanto in quello pubblico, mi sia consentito mitigare l'entusiasmo, anche solo velatamente, rilevando, sulla scorta di un insigne esperto della materia, come "... frutti significativi e duraturi possono essere realisticamente attesi (...) solo da uno sforzo costante di miglioramento dell'economicità della gestione. Rispetto a questi obiettivi la Legge Amato costituisce un passo opportuno, ma non risolutivo". (F. Cesarini, "Banche pubbliche e mercato mobiliare", in Rivista della Borsa, n. 6 p.6).