“Bna, il prezzo è giusto ora va rilanciata”

La Repubblica

Borsa: Siele su, Bancaroma giù

Roma - «Mille miliardi è un prezzo buono. Il conte Auletta, dopo la firma, ha detto scherzando: ‘Mi avete dato un terzo del suo valore’. Ma il prezzo è giusto».
Il presidente della Banca di Roma, Pellegrino Capaldo, il giorno dopo l’annuncio dell’acquisto della Banca Nazionale dell’Agricoltura, operazione che lancia la Superbanca romana al vertice del sistema bancario italiano è ancora visibilmente soddisfatto. Anche se ieri in Borsa il titolo dell’istituto ha perso il 7,9% mentre le Bonifiche Siele sono salite del 20,09% a 34.212 lire, avvicinandosi alle 36.000 dell’Opa.
«È un’operazione importante, sia per la Banca di Roma, che acquista un istituto con una rete di 300 sportelli, concentrati in zone in cui era finora poco presente, sia per la Bna, che, entrando in un gruppo di queste dimensioni, potrà riprendere quello slancio che negli ultimi anni è stato frenato da vari problemi», ha detto Capaldo.
Nel corso di una conferenza stampa, tenuta insieme al direttore generale, Cesare Geronzi, il presidente di Banca di Roma ha fatto il punto della vicenda, illustrando i retroscena della trattativa, «conclusa in 7-8 giorni». E ha annunciato, tra l’altro, che «la Bna non verrà incorporata e manterrà la sua autonomia giuridica», che il conte Giovanni Auletta Armenise «verrà nominato presidente onorario della Banca dell’Agricoltura», che la Superbanca della capitale «non acquisirà altre azioni della Bna»,  con buon pace del Credit, che al più presto si cercherà di «definire la vicenda Interbanca» e che «la Banca di Roma ha chiuso il 1994 con un risultato lordo di 1.550-1.600 miliardi».
Ecco i passi principali del «botta e risposta» tra Capaldo e i giornalisti.
Presidente, la Banca di Roma da tempo inseguiva la Bna, ma la situazione sembrava non dovesse sbloccarsi mai. Poi improvvisamente l’annuncio dell’acquisto. Come è andata la trattativa?
«La trattativa è durata 7-8 giorni. Evidentemente il conte Auletta era maturo, era entrato nell’ordine di idea di vendere. Ha curato con energia e capacità i suoi interessi, noi abbiamo curato i nostri e siamo arrivati ad una conclusione positiva per entrambe le parti».
Ma già prima lei aveva manifestato al conte Auletta la volontà di rilevare il controllo della banca.
«Certo, di tanto in tanto ci si incontrava, ma erano solo incontri di routine, normali tra banchieri. Poi l’operazione è partita. Non so se ha telefonato prima lui o prima noi, probabilmente ha chiamato lui. Ma in caso contrario l’avremmo fatto noi…». E adesso Auletta uscirà completamente di scena?
«Il conte ha venduto tutto. Ma noi, anche se non è previsto dagli accordi, abbiamo deciso di nominarlo presidente onorario della Banca dell’Agricoltura».
Che ne sarà del patto di sindacato di Bonifiche Siele?
«Noi, acquisendo Bonifiche Siele, subentriamo al conte Auletta nel patto di sindacato. Alla scadenza, nel 1996, decideremo se mantenerlo o meno».
La Bna ha però notevoli problemi di carattere patrimoniale. Come pensate di risolverli, farete immediatamente un aumento di capitale?
«Con questo accordo la Bna entra nel gruppo Banca di Roma e quindi i problemi vanno visti in una logica diversa. I ratios e il patrimonio di vigilanza vanno infatti visti a livello di gruppo Banca di Roma. Se il bilancio della Bna chiuderà in perdita, abbiamo riserve abbondanti per coprirle. Poi, se ci sarà bisogno di un aumento di capitale, lo effettueremo».
E il problema sofferenze? I sindacati hanno parlato di 2.000 miliardi.
«Se una banca ha molte sofferenze, acquistandola si paga meno. Basta vedere la differenza tra il prezzo del Rolo e quello che pagheremo noi per la Bna al termine dell’Opa (3.770 miliardi contro 1.003 n.d.r.). L’importante è che siano note e computate nel prezzo. A noi premeva che tutte le sofferenze fossero venute alla luce. Mi preoccuperei di eventuali sofferenze sommerse. Ma dopo l’ispezione della Banca d’Italia, non ci sono problemi del genere. Quanto alle cifre, la Banca di Roma ancora non è formalmente padrona della Bna e quindi non le posso fare. Ma oltre ai problemi, la Bna per noi presenta anche notevoli pregi».
E quali sono?
«La Banca dell’Agricoltura ha 300 sportelli ed è presente in regioni in cui noi lo siamo poco, come l’Emilia-Romagna e le Marche e quindi renderà la nostra rete più forte e più equilibrata, senza per particolari problemi di sovrapposizione. E poi ci sono notevoli possibilità di sinergie, sia a livello organizzativo che nel settore del credito agricolo, che intendiamo sviluppare».
La Bna verrà fusa nella Banca di Roma?
«No, noi incorporeremo Bonifiche Siele, ma la Bna manterrà la sua autonomia giuridica e funzionale e il marchio, quindi, non scomparirà».
Acquisterete anche le partecipazioni nella Bna del Credit e della Federconsorzi, oggi nel portafoglio della Sgr?
«No, non abbiamo interesse ad acquistarle, perché con Bonifiche Siele abbiamo già il controllo della banca. Il Credit deve credere nel rilancio della Bna e tenersi le sue azioni».
Con Bonifiche Siele e Bna avete acquistato anche Interbanca, di cui Francesco Micheli ha la maggioranza delle azioni privilegiate. Pensate di risolvere questo problema?
«Interbanca è un istituto ben gestito, quindi vogliamo definire la questione. Qualcosa dovremo fare»
Come è stato il ’94 per la Banca di Roma?
«Per noi è stato un anno abbastanza soddisfacente. Abbiamo registrato un risultato lordo di 1.550-1.600 miliardi e il netto dipenderà dagli accantonamenti che faremo. Noi puntiamo ad essere prudenti, anche alla luce dell’acquisizione della Bna».
Pensate ad altre acquisizioni?
«No, per ora no. Dobbiamo digerire questa».