"L'applicazione migliore della Legge Amato" di Giulio Tremonti

Risparmio Oggi -Rivista Bimestrale della Banca di Roma -Settembre Ottobre 1992

Nella concentrazione industriale che ha portato alla Banca di Roma la "leva" fiscale è stata utilizzata in modo razionale, portando un "premio" di oltre 1.000 miliardi di lire

La Banca di Roma - Gruppo Cassa di Risparmio di Roma - ha perfettamente integrato, per tempi o forme, per dimensioni ed effetti, le finalità fondamentali della Legge Amato, ordinata ad una sostanziale riforma del sistema bancario italiano. In questo senso, l'operazione che si è perfezionata con la costituzione della Banca di Roma può dunque essere considerata come forma "ottima" di applicazione di una delle (poche) lungimiranti ed efficaci leggi fatte in Italia negli ultimi mesi.
In specie, la Legge Amato ha avuto e continua ad avere una doppia fondamentale finalità: favorire la standardizzazione, nel tipo capitalistico universale della società per azioni, dell'universo delle istituzioni bancarie italiane, come si sono accumulate in mano pubblica nel corso dei secoli; favorire la progressiva concentrazione dell'industria bancaria italiana, in modo da sorreggere lo sviluppo economico del Paese nella competizione internazionale.
Con la standardizzazione delle forme nel tipo della S.p.A., la legge Amato mira, per cominciare, a produrre due effetti positivi fondamentali.
Il primo effetto è il superamento della originaria segmentazione delle istituzioni creditizie italiane: fondazioni o corporazioni, ma anche corpi misti, realtà storiche atipiche, etc. Con la standardizzazione nel tipo capitalistico dela società per azioni la Legge Amato mira, in specie, a portare il sistema bancario italiano verso l'assunzione di una forma, giuridica ed economica, completamente omogenea rispetto a quella dei competitors internazionali delle banche italiane. Dire S.p.A. in Italia è, infatti, sostanzialmente come dire Corporation, nel mondo anglosassone, Geselleschaft, nel mondo germanico, Societé, nel mondo francese, ect. Questa scelta serve, tra l'altro, a rimuovere l'handicap costituito dallo "status" storico, fortemente atipico e spesso ambiguo, che è stato finora proprio delle istituzioni bancarie italiane, penalizzandole nei loro rapporti con partners, clienti e mercato finanziario.
Il secondo, e fondamentale, effetto derivante dall'assunzione del tipo della società per azioni è poi quello di combinare il massimo delle flessibilità operativa (nel "continuum" della responsabilità gestionale), con il massimo possibile di apertura della proprietà al mercato interno ed internazionale. Le azioni delle società bancarie sono infatti liberamente investibili, a differenza della vecchia impenetrabile proprietà pubblica.
Con la concentrazione dell'industria bancaria, che si realizza fondendo in soggetti giuridici progressivamente più consistenti unità produttive inizialmente distinte, si ottengono poi fondamentali effetti di economia di scala, derivanti dalla migliore conmbinazione possibile tra fattori economici eterogenei - dal radicamento territoriale alla proiezione internazionale, dalla consistenza patrimoniale alla capacità reddituale. Fattori non sempre materialmente presenti o razionalmente sfruttati in unità bancarie isolate o di minore dimensione.
Fondamentale, nell'economia della Legge Amato è, in particolare, l'utilizzo della leva fiscale. Da un lato, la rimozione degli effetti di immobilizzo, che sono tipici della legislazione fiscale italiana. Sui patrimoni bancari esistenti, in specie, una sorta di manomorta fiscale: muoverli vuole dire pagare le tasse e in più, se il movimento è fatto con negozi giudici del tipo conferimento, vuol dire pagare le tasse su basi imponibili che sarebbero discrezionalmente stimate dal fisco in funzione del cosiddetto "valore normale".
Dall'altro lato, l'attribuzione di un premio fiscale di concentrazione, calcolato in base all'incremento consolidato della raccolta, e consistente nella possibilità di ridurre l'imposizione stanziando in franchigia d'imposta speciali deduzioni.
Ebbene, nel montaggio dell'operazione di concentrazione industriale che ha portato alla formazione della Banca di Roma, la leva fiscale è stata utilizzata in modo razionale, nel pieno rispetto delle norme di legge vigenti.
Da un lato, sono stati evitati tutti i fattori di attrito, che avrebbero potuto bloccare il raggiungimento di un efficiente assetto patrimoniale ed industriale; tutte le risorse sono state infatti posizionate in modo razionale. Dall'altro lato, la concentraizone industriale è stata così forte, dal punto di vista dimensionale, da portare all'attribuzione alla Banca di Roma di un "premio" fiscale complessivo pari ad oltre 1000 miliardi. Premio che da un lato costituisce una dote fiscale capace di fare crescere, con la patrimonializzazione, l'appetibilità per gli investitori delle azioni della Banca; dall'altro lato, comporta - proprio in base alla "ratio" della Legge Amato - un sostegno fiscale a fronte dei costi dell'integrazione industriale. Fortemente baricentrata sul territorio, e congiuntamente proiettata internazionalmente, una Banca così patrimonializzata ed organizzata può di conseguenza non solo operare "world wide", raccogliendo ed intermediando capitali di prestito e di rischio sul mercato internazionale, ma farlo col soggetto con elevatissimo "standing".