Trattativa sul Santo Spirito

La Repubblica

La Cassa di risparmio di Roma sta trattando con l'Iri l'acquisto del Banco di Santo Spirito, controllato quasi totalitariamente dall' istituto di via Veneto

La Cassa di risparmio di Roma sta trattando con l'Iri l' acquisto del Banco di Santo Spirito, controllato quasi totalitariamente dall'istituto di via Veneto. E' una delle prime serie mosse di ristrutturazione bancaria intrapresa da un Istituto in forte espansione come la Cassa di Roma, in vista di quel necessario rafforzamento delle strutture bancarie alla luce della aperta concorrenza che arriverà progressivamente negli anni novanta. Ed è una delle mosse che la Banca d'Italia segue con attenzione dopo averla preventivamente approvata nelle sue linee generali. Il governatore della Banca centrale Carlo Azeglio Ciampi non ha mai fatto mistero, nei suoi vari interventi pubblici della necessità di un rafforzamento del sistema bancario italiano, sia attraverso aumenti di capitale che attraverso concentrazioni di aziende bancarie. Ed i punti di crisi del sistema bancario italiano, passato attraverso un 1987 abbastanza infelice, sono tanti. Il primo è quello della Banca Nazionale del Lavoro, che Nerio Nesi non è riuscito a risollevare dalla situazione di grande ministero e che nonostante tanti cambi di direttori generali non accenna a miglioramenti. Quest'anno Nesi ha deluso anche i risparmiatori che hanno sottoscritto le quote di risparmio della Bnl, assegnando loro, come dividendo, appena il minimo garantito dell'8% del nominale: ovviamente la quotazione del titolo Bnl ha avuto una brutta caduta in Borsa. Il secondo è quello del Banco di Napoli che ha chiuso il 1987 con un bilancio con utili ridotti e denso di osservazioni e commenti della Price Waterhouse, la società di revisione. Il terzo punto di crisi è nel settore privato dove il maggior azionista della Banca Nazionale dell' Agricoltura stenta a prendere l'unica decisione possibile, cioè un sostanzioso aumento di capitale che rimetta in carreggiata questo Istituto. Fra le banche dell'Iri c'è la difficile situazione del Banco di Roma, appesantita dai forti prestiti esteri contratti fin dalle gestioni che all' inizio degli anni settanta crearono il buco Sindona, per il quale Romano Prodi si appresta a lanciare un maxiaumento di capitale di circa 500 miliardi, dopo aver ricavato una cifra quasi eguale dalle vendita di una grossa fetta del Banco di Santo Spirito. Quest'ultimo istituto negli scorsi dieci anni ha risentito pesantemente della concorrenza di altre banche che operano sullo stesso mercato, tant'è che la sua quota di impieghi sul totale del sistema bancario si è quasi dimezzata, passando da 2,3% del 1978 all'1,4% del 1987. Anche i rischi accumulati dal Banco, cioè sofferenze, incagli e immobilizzi, sono elevati e raggiungono il 20% degli impieghi, pari a circa il doppio della media del sistema. In questa situazione, caratterizzata anche da una redditività ridotta del Banco, l'Iri ha spesso effettuato aumenti di capitale che sono stati poi erosi dalla gestione, nonostante l'impegno profuso dal presidente Rodolfo Rinaldi. Le gestioni precedenti all'arrrivo di Rinaldi avevano invischiato il Banco nella questione Caltagirone ed in altri finanziamenti a costruttori romani (come Genghini) poi andati in fumo. Ora Prodi aveva davanti a sé la necessità di procedere a nuove forti immissioni di capitali nel Santo Spirito anche alla luce dei ratios chiesti dalla Banca d'Italia e la decisione più logica è parsa invece quella di cedere la banca ad un concorrente che sulla piazza si è dimostrato largamente più forte. L'espansione della Cassa di risparmio di Roma in questi ultimi tre anni è stata prorompente e per saggiarne gli aspetti più significativi basta leggere i ratios: in termini di patrimonio la Cassa è in eccedenza di ben 430 miliardi rispetto ai livelli previsti dall'Istituto di emissione ed in termini di operatività bancaria l'Istituto può espandere la sua attività complessiva di ben 9671 miliardi. La Cassa di Roma, presieduta dal professor Pellegrino Capaldo che già nei suoi tre anni trascorsi nel comitato esecutivo del Banco di Napoli aveva dato notevoli garanzie gestionali al governatore Ciampi (è famosa la ricostruzione del Fondo pensioni voluta dalla Banca d'Italia e gestita da Capaldo), ha avuto da questa presidenza un notevole impulso. L'attuale direttore generale Cesare Geronzi ha poi gestito l'acquisizione della Cassa di risparmio del Molise, entrata in difficoltà nel 1987 per l' eccessiva rischiosità di numerose sue esposizioni, con il completo appoggio della Banca d'Italia che ha consentito l'applicazione del decreto Sindona per il salvataggio delle banche in difficoltà. Le trattative fra i vertici della Cassa di risparmio di Roma e Romano Prodi sono abbastanza inoltrate. E' probabile che la discussione già verta sul prezzo, ma il piano su cui si discute è quello, in due tempi, della iniziale acquisizione da parte della Cassa di risparmio di una consistente fetta del capitale del Santo Spirito per poi procedere, entro un anno, alla fusione delle due aziende in un'unica società per azioni. Il nuovo istituto bancario risultato di questa fusione occuperebbe la settima posizione per giro d' affari fra le grandi banche italiane e arriverebbe a controllare oltre il 30% del mercato creditizio del Lazio. L'integrazione fra le due strutture produttive, con la realizzazione di forti economie di scala, determinerebbe un notevole miglioramento di efficienza. In più avrebbe una struttura patrimoniale adeguata alle sue dimensioni e si creerebbe una Spa sulle linee della riforma dei grandi istituti di credito pubblici voluta dalle nostre autorità monetarie, cioè sia da Ciampi che dal ministro del Tesoro Giuliano Amato.