Cesare Geronzi
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De bello bancario

L'Espresso - 20 dicembre 2012


Del libro “Confiteor, Massimo Mucchetti intervista Cesare Geronzi” hanno parlato tutti, pioggia di recensioni, talk monografici, paginate intere di quotidiani. Anche perchè non era mai successo che un banchiere di sistema, ex presidente di Capitalia, Mediobanca, Generali, per di più muto come una tomba per tre decenni, si trasformasse in un ex banchiere piuttosto chiacchierone. Le 362 pagine contengono il racconto di “trent’anni di potere, banche e affari”. Ma anche il giudizio a volte tagliente e impietoso sugli uomini che popolano quei palcoscenici, sugli amici, i nemici, quelli che un tempo erano i santi protettori e poi sono caduti in disgrazia e quelli a cui rinfrescare la memoria, lanciare strali obliqui e trasversali, accorciare o allungare le distanze: “Io non tema nulla”, dice Geronzi, “perchè sono abituato a perdonare non a dimenticare”. Chi ha orecchi per intendere intenda. Questo messaggio e tutti gli altri. Eccone un estratto. “Guido Carli è il mio vero grande maestro”. (Preferenze di sistema 1). “Nel 1976 durante una discussione parlamentare sull’inflazione, il senatore Beniamino Andreatta disse rivolto ai colleghi: “Mentre voi state discutendo c’è un signore di nome Cesare Geronzi che manipola il tasso di inflazione nel nostro Paese. Questo sconosciuto concorre ogni giorno a determinare il valore del cambio della lira con il dollaro impegnando le riserve valutarie del Paese””. (Preferenze di sistema 2). “Non ho mai fatto parte di cerchie. E Andreotti non ha nulla a che vedere con la mia nomina a Cariroma”. (Giulio chi? Amnesie bancarie). “Gianni Letta è uomo di valore che viene diffusamente stimato, che rassicura, che s’impegna a dare una mano ma che non sempre riesce a mantenere le promesse...” (Non tutte le ciambelle). “Le pare che fare la Banca di Roma o per realizzare la fusione Capitalia-Unicredit c’era bisogno di Luigi Bisignani? Via. Diamo le giuste proporzioni alle cose”. (Tutto qui per il grande amico di un tempo? Bisignani a dieta). “Paolo Scaroni ha grandi capacità e grandissime relazioni ad ampio spettro. Formulo la previsione che egli sarà al verificarsi di un certo contesto postelettorale il futuro ministro degli Esteri”. (Governo Geronzi). “A Francesco Gaetano Caltagirone gli ho fatto avere il “Messaggero””. (A Cesare quel che è di Cesare). “Capace, abile il dottor Palenzona non è mai un comprimario è uomo ch esercita vaste influenze...Due o tre volte è sparito dal mio radar. Ma questo ci sta” (Il nuovo capo, l’unico che nel libro meriti il titolo di dottore, che onore!). “Lei Mucchetti lo chiama Mr. Tod’s. Cesare Romiti lo aveva soprannominato Lo Scarpato. Diego Della Valle ha scosso l’albero con malagrazie e non gli hanno fatto nemmeno raccogliere la mela”. (Adamo Diego). “Matteo Arpe è stato tradito di un eccesso di ambizione...nella mia grande generosità volli dare un’ultima chance al giovane Arpe, mi limitai a pretendere una lettera di scuse da rendere subito pubblica, naturalmente”. (Illusioni perdute). “In campo economico Giulio Tremonti ha proiezioni palingenetiche a volte immagnifiche o millenaristiche: grandi discorsi, poveri e nulli risultati. È un uomo molto capace, capace di tutto, e perciò inadatto ad assumere incarichi istituzionali come i fatti hanno purtroppo dimostrato”. (Siediti sulla sponda del fiume e aspetta). “Massimo D’Alema aveva concepito una profonda stima per Enrico Cuccia e giudicava Mediobanca tra i pochi soggetti privati che non mendicavano favori al governo e avevano un’idea generale del Paese”. (Banchiere Maximo). “Presidente D’Alema cosa pensa di Geronzi? Geronzi è meglio della sua reputazione”. (Vanity fair). “Non tenevo conto della modestia del management di Mediobanca il cui capo Alberto Nagel domostra di non essere all’altezza”. (Bassobanca). “Senza togliere nulla alla sua indubbia professionalità, Gabriele Galateri è versato in quella vera e propria arte che è il “troncare, sopire”... Da noi in Mediobanca avrebbe iniziato quel mestiere di presidente che poi non abbandonerà più, conquistandosi un affettuoso nomignolo: piuminio di cipria”. (Affettuosità presidenziali). “Non ho mai partecipato alla messa annuale in memoria di Raffaele Mattioli che Mediobanca organizza all’Abbazia di Chiaravalle alle porte di Milano. Quei riti a me romano sembrano un modo per definire e via via integrare con nuove leve una cerchia di seguaci che vuole essere esclusiva. A fare la selezione naturale è chi, spesso del tutto inadeguato al confronto, si autoelegge a custode dell’eredità di quel grande banchiere e se ne fa scudo”. (Messaggio a più destinatari: Nagel, Pagliaro, Monti che si è sposato a Chiaravalle...). “La massoneria conta davvero, molto di più di quanto si immagini. Nella finanza pullulano i fratelli. Chi fa il mestiere che ho fatto io riesce a spiegare tante cose soltanto come il risultato di solidarietà occulte e inconfessabili”. (Fratelli, e naturalmente, coltelli). “Sa ci sono piò intrecci tra la politica e gli affari di quanti ne sognino le anime belle cripto leghiste anche quando si ammantano di cultura azionista”. (Anime in pena). “Tangentopoli mi pare sia stata edificata a Milano. E queste banche del Nord che ci facevano la morale tutti i santi giorni non hanno forse fatto strage di amministratori locali in tutta Italia spacciando derivati a poveri sindaci e governatori ignari di quegli orrendi prodotti finanziari? Non hanno forse prestato miliardi a spericolati specualtori di Borsa e a immobiliaristi che non sono certo migliori di altri solo perchè investono in Lombardia o si sono presi una compagnia di assicurazioni? E quei banchieri hanno fatto così per sbaglio o perchè avevano un personale tornaconto nei bonus legati agli utili di fine anno che in quel modo potevano pompare?”. (Indirizzato a Unicredit, Intesa, Mediobanca...). “Temo che il governo Monti manchi della cultura e del coraggio che servono a farsi paladini di grandi operazioni di politica industriale. E chi come Monti è stato nel cda Fiat avrebbe forse il dovere di ricordare agli eredi la storia dei nonni”. (Analfabetismo di governo). “Invece di nominare commissari a non so cosa l’economista Giavazzi e il manager Bondi, Monti dovrebbe impostare la riforma dell’alta burocrazia. Ma il governo dei tecnici è farcito di consiglieri di Stato. L’allenatore che ha fatto la formazione sa che chi tocca il Consiglio di Stato muore”. (Per chi è la cicuta? Solo per Monti? Solo per Antonio Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, ex delfino di Gianni Letta?). “Che dire della Corte dei conti, fonte principe dell’informazione anti-casta? Ma perchè i suoi magistrati non intervengono prima dei disastri nei consigli d’amministrazione delle grandi imprese pubbliche delle quali fanno parte?”. (Regolamento di Conti). “Le propensioni per un Monti bis si alimentano della debolezza del personale politico su piazza. E delineano il crepuscolo della democrazia fondata sui partiti. Monti ha riformato le pensioni, ma non ha inciso sulee protezioni dei centri di potere della finanza. Non propone una organizzata politica industriale. Gliene manca la forza politica. Che potrebbe avere solo dal confronto delle urne e non da un ruolo di perenne Cincinnato”. (Dictator Mario). “è bene ricordarsi di quando gli spread si sono mossi calando: non certo dopo i vari Salva, Cresci, Semplifica, Sviluppa Italia. Mario Draghi ha evitato scenari nefasti per l’Europa. Ed è lui che merita la riconoscenza del Paese”. (Salvator Mario). Forse non finisce qui. Forse, ha annunciato Geronzi, ci sarà un Confiteor Due. Alea iacta est. 

Denise Pardo



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