D’Alema e Geronzi tra banche e rigore

Il Messaggero

Fare il banchiere è “un’arte”. Fare il “banchiere di sistema” è molto di più: va oltre la logica del profitto e punta a risolvere problemi generali “con solenne consapevolezza”


Roma. Fare il banchiere è “un’arte”. Fare il “banchiere di sistema” è molto di più: va oltre la logica del profitto e punta a risolvere problemi generali “con solenne consapevolezza”. Questo è stato Cesare Geronzi per Pellegrino Capaldo, accanto all’ex presidente di Mediobanca e Generali dai tempi dell’acquisizione del Santo Spirito e della Banca di Roma: il simbolo di una finanza che avanza perchè la politica è assente. Succede così, dice Capaldo nel corso della presentazione del libro-intervista a Geronzi di Massimo Macchetti (“Confiteor”). Certo, per un rapporto corretto tra politica ed economia, ricorda Massimo D’Alema dal palco, ci vuole “senso delle istituzioni”. Ma ora tocca alla politica: “Monti ha fatto bene. Ma l’emergenza si è chiuisa e ora c’è bisogno della politica”. A questo proposito D’Alema ha ricordato come il centrosinistra abbia avuto una politica dei conti pubblici estremamente rigorosa. “Ci candidiamo a guidare il Paese che fa tesoro del rigore europeo di Monti ma – ha concluso – ci metteremo in più le idee della sinistra”.
 
R.Amo.