Non mi sono dimesso da Generali per Geronzi

La Repubblica

Del Vecchio: “A Trieste comandano i manager, il presidente è senza poteri”


MILANO - Leonardo Del Vecchio rettifica il tiro sui motivi della rumorosa uscita dal cda Generali «No, Cesare Geronzi non c'entra niente. Anche perché non è che conti molto ormai: è senza potere, non ha nessun potere – ha detto il patron di Luxottica – . Non mi ritenevo in grado di incidere nelle decisioni strategiche aziendali quindi la cosa più naturale da possa fare, anche se non è di moda, è dare le dimissioni».
La sincronia del gesto (il 21 febbraio) con la polemica di Diego Della Valle contro il presidente del Leone s'era saldata ai giudizi aspri che mesi fa Del Vecchio riservò a Geronzi. Ieri ha detto: «Che stia antipatico a tanti può darsi, ma in questo caso non c'entra. Ho una visione della gestione diversa da quella che fa bene a un’azienda come Generali. E siccome il tempo che mi è rimasto non è più tanto, devo usarlo bene». Il leader dell'occhialeria mondiale non ha voluto «scendere nei particolari», delle mosse non condivise a Trieste, ma ha aggiunto: «Per i rapporti che ho sempre avuto Della Valle è molto simpatico».
L'uscita dal cda triestino non risolve il problema del 2% di Generali detenuto da Delfin, incarico sui 28 euro e che in Borsa (16,39 euro, +0,61 %) cela perdite per oltre 300 milioni: «Terrò la quota, aspetterò che salga un po'. Magari direte che uno muore sperando. Pazienza, saranno i miei eredi ... ». Del Vecchio si consola con il 2010 di Luxottica, chiuso in utile netto di 402 milioni (+34%) dopo ricavi record di 5,8 miliardi (+13,8%). Di qui la proposta di dividendo da 0,44 euro (+25,7%). Tornando a Generali, Del Vecchio ha posto, invece, il focus sul management guidato da Giovanni Perissinotto: «Ormai è diventato il capo azienda. Sono loro ormai l'azienda. Non possono scaricare la colpa sugli altri, hanno poteri e possibilità di fare quel che decidono». La recente scelta del cda di fortificare la presa dell'ad sulle partecipate più importanti, a scapito dell' esecutivo – dove siede Geronzi – ha tolto altri alibi. Perissinotto lo sa, e inizia a ribattere colpo su colpo alle esternazioni del presidente. È accaduto anche sabato: mentre al Forex Geronzi si spendeva per illustrare «l'armonia» tra i soci, l'ad ha replicato a una sua frase sulla governance nell'immobiliare «ancora da affrontare»  con toni netti: «Sono molto soddisfatto della governance e dei risultati dell'immobiliare». Tanto bastava perché Della Valle, domenica, chiedesse praticamente la testa del presidente. L' armonia è lontana e anzi si profila un crescendo finale, che troverà la sua agenda tra il cda del 16 marzo (coi conti si dovrebbe parlare di comunicazione) e l'assemblea di fine aprile sul bilancio.
Ieri il broker Kepler ha provato a “prezzare” le teste dei duellanti: «L'uscita di Geronzi darebbe al titolo una spinta mai vista, a razzo. Mentre se Della Valle si dimettesse l'azione potrebbe finire sotto quota 8 euro».
Andrea Greco