Generali resta in tensione. Scoppia il caso russo Vtb

Il Sole 24 Ore

Critiche fra i soci per l’acquisto della partecipazione moscovita. Del Vecchio: «Il management ha le deleghe, non scarichi le colpe»


Altro che ritrovata  grande armonia. Nel board Generali non passa ormai giorno senza che un consigliere (o ex consigliere) intervenga in polemica con qualche altro esponente del Cda per puntualizzare, chiarire o, semplicemente, criticare. Ieri, da ultimo, anche Leonardo Del Vecchio è tornato a spiegare le ragioni del suo polemico abbandono del board triestino fornendo una spiegazione differente rispetto a quella raccolta negli ambienti della sua società (la Luxottica) martedì scorso nel momento di inviare la lettera di dimissioni.
Una decisione che – ha precisato ieri a margine dell'assemblea di Luxottica – «non ha niente a che vedere» con l'operato e le interviste del presidente della compagnia Cesare Geronzi il quale «ormai non ha alcun potere». Le leve di comando della compagna ha aggiunto – sono ora saldamente nelle mani dei manager esecutivi, soprattutto il group Ceo Giovanni Perissinotto. «Sono loro l'azienda, non è che possono scaricare la colpa sugli altri». Ma come si conciliano queste affermazioni con la motivazione («il mio contributo non può incidere sugli indirizzi strategici di questa compagnia») ufficialmente addotta da Del Vecchio per dimettersi? Non è chiarissimo, c'è chi attribuisce questa presa di distanza all'investimento (220 milioni) di Generali nella banca russa Vtb. Un'operazione che non è passata per il consiglio (per dimensioni rientrava nell'autonomia di Perissinotto) ma sulla quale il fondatore di Luxottica avrebbe espresso perplessità. Ma ieri però Del Vecchio non ne ha fatto esplicito cenno. Nelle nebbie di simili argomentazioni ciò che si percepisce è il malumore di un imprenditore per una partecipazione in Generali (1'1,9%) iscritta in bilancio ad un valore unitario di circa 28 euro a fronte dei 16,4 toccati ieri dal titolo triestino al termine della seduta di Borsa. Per decidere se alienarla –  ha detto –  «aspetterò che salga un po’».
Le dichiarazioni di Del Vecchio si collocano, appunto, in acque agitate. Sabato scorso Geronzi aveva nuovamente esternato, criticando gli analisti finanziari che hanno espresso riserve sulla sua permanenza al vertice del Leone e aveva preannunciato un nuovo intervento di governance sul settore immobiliare al fine di «rafforzare le strutture operative interne». Affermazioni smentite a distanza di qualche ora dallo stesso Perissinotto («Le performance del settore immobiliare sono ottime, il management è una sintesi di professionalità di alto livello») e che gli avevano nuovamente attirato la reprimenda di Diego Della Valle («sono affermazioni inopportune»).
Il patron delle Tod's, lamentando l’immagine confusa che la compagnia sta proiettando all'esterno in queste settimane, è tornato a chiedere un riordino delle competenze in materia di comunicazione. Attualmente un ordine di servizio diramato nell'agosto scorso, suddivide in due aree la comunicazione delle Generali. C'è quella "istituzionale", con riporto a Geronzi articolata nella funzione di comunicazione di gruppo, i rapporti istituzionali («rapporti con gli organismi istituzionali pubblici, con gli azionisti e le associazioni rappresentative») e le relazioni esterne. E la comunicazione "operativa" con riporto a Perissinotto, articolata nelle funzione di ufficio stampa, pubblicità e immagine e web management. Sono attribuzioni di responsabilità non sempre distinguibili con precisione. Un successivo ordine di servizio di ottobre scorso precisava che le linee guida della comunicazione istituzionale «saranno oggetto di condivisione con il group Ceo al fine di assicurarne la coerenza con i piani di business ed i relativi budget». Ma questa collaborazione, evidentemente, non sempre si è sempre tradotta in pratica in questi mesi.
Riccardo Sabbatini