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Svolta nel processo Eurolat, uno dei filoni della bancarotta di Parmalat. Il gup di Roma, Tommaso Picazio ha prosciolto dall'accusa di estorsione Sergio Cragnotti, Riccardo Bianchini Riccardi, (rispettivamente ex proprietario ed ex amministratore di Cirio) e l'ex presidente di Banca di Roma, Cesare Geronzi accusati di aver costretto Callisto Tanzi, ex patron della Parmalat, ad acquistare la società lattiera della Cirio nell'estate del 1999 per alleggerire - secondo l'ipotesi dell'accusa - la sua posizione debitoria verso Banca di Roma.
Ma per un capitolo che si chiude, un altro resta sospeso ed è quello della bancarotta di Eurolat e della Parmalat. Il giudice ha, infatti, deciso di inviare gli atti alla Corte di Cassazione che dovrà stabilire se per tale reato il processo dovrà tenersi al Tribunale di Roma oppure in quello di Parma, lo stesso che in passato si era dichiarato incompetente. <<Il punto centrale è che il giudice ha escluso il reato più grave, quello dell'estorsione, ritenendolo inesistente - ha commentato l'avvocato Ennio Amodio, difensore di Cesare Geronzi - Per quanto riguarda la bancarotta in Cassazione sosterremo non solo che il fatto non sussiste, ma soprattutto che i fatti sono già contenuti nel processo Eurolat attualmente in corso e quindi non si può procedere due volte per lo stesso reato>>.
Soddisfatto anche l'avvocato Cataldo Intrieri, difensore di Bianchini Riccardi <<per essere venuta meno l'ipotesi più grave di estorsione>>. Quanto al reato di bancarotta, si <<tratta di una clonazione processuale di un'accusa già oggetto del processo per la bancarotta di Cirio. Il fatto - ha aggiunto il legale - che a distanza di oltre sei anni dall'insolvenza di Parmalat ed a quattro anni dalla richiesta di rinvio a giudizio ancora non è dato conoscere chi è il giudice competente, è un'evidente manifestazione delle patologie del sistema processuale italiano>>.
La vicenda Eurolat si trascina da anni, rimbalzata dal Tribunale di Parma a quello di ROma, passando per la procura generale di Bologna. Nata da una costola del maxi processo per bancarotta Parmalat in corso a Parma, aveva subito un'accelerazione nell'aprile 2008 quando il Gup parmense,Roberto Spanò, ritenne di modificare il capo di imputazione, trasformandolo da bancarotta in estorsione. Secondo il giudice, Parmalat al momento dell'acquisizione di Eurolat dalla Cirio di Cragnotti avrebbe pagato un <<ingiustificato sovrapprezzo>> dietro la minaccia <<di revoca dei finanziamenti in caso di mancata accettazione delle condizioni poste da Cirio/Banca di Roma>>.
All'epoca dei fatti, Cesare Geronzi era al vertice dell'istituto capitolino e in questa veste è stato indagato. La società lattiero-casearia di Cragnotti venne venduta a Tanzi nel 1999 per 829 miliardi di lire, ma secondo l'accusa il prezzo sarebbe stato superiore almeno di 200 miliardi.Condizioni svantaggiose per la Parmalat, accolte dal giudice secondo il quale il sovrapprezzo sarebbe servito per <<soddisfare l'esposizione della Cirio nei confronti dell'istituto di credito capitolino>> e <<consentire a Cragnotti di lucrare 64 miliardi per un patto di non concorrenza stipulato con la Brombil Cirio International, di fatto privo di contenuti>>. La decisione del Guppo lasciò insoddisfatta la procura, convinta che l'estorsione potesse convivere con il reato di bancarotta. Da quel momento iniziò un braccio di ferro con i pm di Parma che insieme alla procura generale di Bologna impugnarono davanti alla Cassazione l'impostazione del giudice. Fu la Corte Suprema a sciogliere i dubbi e a decidere che i due reati, quello di bancarotta e quello di estorsione, potevano convivere. Perplessità furono invece sollevate sempre dalla Cassazione sulla natura <<estorsiva>> del rapporto tra Geronzi e Callisto Tanzi, ritenendolo <<non possibile relegarlo>> a questa ipotesi, dal momento che l'imprenditore di Collecchio era stato nominato nel Cda della Banca di Roma di Geronzi.
Definito il capitolo dell''estorsione'', davanti al Tribunale di Parma i legali degli imputati sollevarono l'istanza di competenza territoriale, ritenendo il foro di Roma il luogo naturale dove celebrare il processo: Eurolat al momento della cessione aveva la sede nella capitale. Sempre a Roma è in corso un altro dibattimento, quello per il crack del gruppo Cirio dove recentemente lo stesso Tanzi ha testimoniato proprio sulla vicenda Eurolat. A sorpresa il giudice di Parma accolse l'istanza sollevata dai legali e inviò a Roma gli atti. Si arriva così alla decisione di ieri che lascia aperta la possibilità che gli atti ritornino a Parma rischiando di riportare le lancette della giustizia al punto di partenza.