Geronzi, sbarco a Mogliano. «Piano Generali per l’efficienza»

Corriere del Veneto

Il presidente: ma niente esuberi al polo direzionale per l’Italia

MOGLIANO VENETO (Treviso) — Un piano di «efficientamento» ma senza il minimo intervento sulla forza lavoro. E’ Cesare Geronzi in persona, che giunge attraversando il prato fra le palazzine del quartier generale di Mogliano Veneto a braccetto con l’ad Giovanni Perissinotto ad annunciare l’iniziativa ad una delegazione dei 1.516 dipendenti della sede operativa centrale per l’Italia. E’ accaduto ieri, nel tardo pomeriggio, approfittando dell’inaugurazione di un nuovissimo asilo nido aziendale per 40 bambini. Una «revisione organizzativa - ha detto - che punta a valorizzare al massimo il ricco patrimonio di risorse umane, ad accelerare le procedure decisionali nell’interesse, innanzitutto, della nostra clientela, a cominciare dalla contrazione dei tempi di risposta».
Manovra necessaria, a quanto pare, visti i muscoli dei vari competitor sul piano italiano ed europeo, e che è stata affidata all’agenzia di consulenza Boston Consulting Group. Anche se la compagnia del Leone pare aver paura di nulla. Anzi, sottolinea il presidente, «per l’esercizio in corso si profilano risultati interessanti, che valuteremo approfonditamente». Utili in crescita, dunque, che non autorizzano in ogni caso a trascurare un percorso innovativo «in materia di tutela del risparmio, ora che con i postumi della crisi il tema della gestione del rischio è divenuto cruciale, e per quanto riguarda un ulteriore miglioramento dei rapporti con l’utenza negli altri pur importanti rami dell’assicurazione».
La giornata moglianese si presta a qualche considerazione su temi trattati dallo stesso Geronzi alcuni giorni fa in materia di Fondazioni bancarie e del loro rapporto con il sistema del credito. Strutture che, nel suo pensiero esternato la scorsa settimana, appaiono come soggetti che tendono all’ipertrofia, ad acquisire cioè un potere che eccede il loro perimetro naturale. «Le fondazioni hanno svolto un ruolo molto importante. Quello che propongo io è semplicemente di verificare se dopo vent’anni tutto funziona come si voleva prima della legge Amato-Carli», la norma del 1990 attraverso la quale è stata affidata l’attività bancaria a società costituite delle vecchie Casse di risparmio. Come è stato possibile notare negli ultimi tempi, però, queste realtà avrebbero acquisito capacità di condizionamento tali da influire pesantemente sull’uscita di Alessandro Profumo dal vertice di Unicredit. E’ dunque un bene che le fondazioni venete rimangano all’interno del gruppo bancario? «Certo che fanno bene a rimanere dentro. Perché mai non dovrebbero farlo?».
Per parlare della fondazione di casa propria, infine, il presidente di Generali annuncia anche qui un processo di revisione. «Al prossimo Consiglio di amministrazione sottoporremo le modifiche allo statuto della Fondazione Generali per rilanciarne l’attività, con un Comitato Scientifico di livello, in modo che possa dare un contributo anche nel campo della ricerca».

Gianni Favero