Così la mossa di Geronzi ha spiazzato enti, banchieri e politici

Il Foglio

Le inattese sponde mercatiste sulle fondazioni, le critiche di esponenti ex dc e la sintonia con vecchi avversari. Nomi e idee

Roma. Un Cesare Geronzi sorridente ha lasciato Palazzo della Cancelleria, dove ieri si è tenuta la Giornata mondiale del risparmio. Perché sorridente? Chi gli ha parlato dice che era davvero soddisfatto: il ruolo delle intromissioni della politica partitica nelle banche attraverso le fondazioni è stato uno dei temi clou delle relazioni di Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri, e del governatore della Banca d'Italia. Comunque, notano alcuni osservatori, la richiesta di Geronzi di una verifica del comportamento degli enti creditizi, a partire anche dal caso Unicredit, ha avuto una risposta indiretta da Guzzetti, da Draghi e da Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi: le fondazioni sono e restano un perno fondamentale per le banche.
Eppure c'è chi nota un bizzarro rivolgimento di posizioni. I tradizionali rapporti di Geronzi con gli esponenti del mondo democristiano si sono evoluti. Basti citare le repliche piccate del presidente della trevigiana Cassamarca, l'ex dc di lungo corso Dino De Poli azionista di Unicredit, ai rilievi geronziani sul brusco defenestramento di Alessandro Profumo da Unicredit. Così come le critiche indirette geronziane all'attivismo bancario del Carroccio non sono state condivise - per usare un eufemismo - da una personalità di peso come Fabrizio Palenzona. Non a caso ieri il vicepresidente di Unicredit, alla fine della Giornata mondiale del risparmio, ha amabilmente colloquiato per diversi minuti con Giancarlo Giorgetti, uomo forte della Lega bossiana su nomine e partite di potere. Gli osservatori più maliziosi notano che l'insofferenza del presidente di Generali per le fondazioni è legata all'influenza indiretta che le fondazioni attraverso Unicredit e quindi Mediobanca possono avere nel Leone. Stadi fatto che l'offensiva geronziana - più teorica che pratica - ha avuto paradossalmente eco in quegli ambienti progressisti che in passato non avevano posizioni coincidenti con quelle di Geronzi. Dagli economisti della Voce.info, da sempre critici sul ruolo delle fondazioni in nome del liberismo, è giunta addirittura la richiesta di sterilizzare il diritto divo-ti nelle banche per le fondazioni azioniste. Inoltre dai settori del Pd più legati al vicesegretario del Pd Enrico Letta sono arrivati i giudizi più duri nei confronti delle recenti nomine in Cariverona. A chiedere un ripensamento radicale sugli enti sono stati anche due laici come Giuliano Amato e Lamberto Dini. Amato, in un'intervista ieri al Foglio, ha invitato le fondazioni a rispettare le norme uscendo dai gruppi creditizi. Dini in una lettera-commento sul quotidiano la Stampa è addirittura giunto a invitare la Banca d'Italia a non confondere la stabilità del sistema con la stabilità degli assetti proprietari delle banche.
Tra i paradossi delle mosse geronziane c'è l'inedita simbiosi con il presidente della Fondazione Roma, Emanuele: "Chi sostiene che le fondazioni devono restare nelle banche per poter avere le risorse necessarie, sbaglia - dice al Foglio Emanuele riferendosi indirettamente all'Acri - Abbiamo dimostrato che, uscendo come abbiamo fatto da Unicredit e riversando i proventi nella gestione finanziaria, diversificando in maniera bilanciata in azioni e obbligazioni, abbiamo migliorato la nostra redditività. Con la prospettiva di dividendi quasi azzerati da parte delle banche, la volontà di continuare ad avere partecipazioni negli istituti si può spiegare solo con la volontà di avere posti nei cda, di poterli gestire e di controllarli". Aggiunge Emanuele: "E' necessario che, rispettando le leggi Amato-Carli e poi Ciampi, dismettano le partecipazioni nelle banche per diventare soggetti dell'economia sociale come nello spirito originario. Solo così potranno contribuire a costruire il terzo pilastro del welfare, che in Inghilterra David Cameron chiama big society, che può essere la salvezza visto che in Europa e in Italia non sarà più possibile avere il welfare come noi l'abbiamo conosciuto".