Cesare Geronzi
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Italcase, assolti in appello Geronzi e Colaninno

Il Messaggero - 12/05/2009

Milano – Da sessanta condanne emesse in primo grado, alle tredici in secondo. E tutti i big della finanza ne sono usciti assolti. E’ la sentenza d’appello della corte d’Assise di Brescia, presieduta dal giudice Enzo Platè, per la vicenda del crack Italcase Bagaglino, una voragine da mille miliardi di lire nella quale è sprofondata la holding immobiliare-alberghiera fondata dal geometra Mario Bertelli.
I giudici hanno assolto tutti i componenti degli allora consigli d’amministrazione delle tre banche coinvolte, Banca di Roma, Banca Agricola Mantovana, Banca Nazionale dell’Agricoltura, che secondo l’accusa avrebbero cercato di fare gli interessi dei propri istituti ai danni di quelli dei creditori. La corte però ha ribaltato il giudizio e per tutti i nomi illustri l’accusa di bancarotta preferenziale è crollata: assolti Roberto Colaninno, Cesare Geronzi, Divo Gronchi, Steno Marcegaglia, Pier Maria Pacchioni, Ivano Sacchetti. Assoluzione anche per i fratelli Ettore e Pietro Lonati. Condannati invece Mario Bertelli a 8 anni e 15 giorni (in primo grado la pena era di 13 anni) e il fratello Giancarlo, che dovrà scontare 3 anni e 6 mesi. Bertelli salì alla ribalta negli anni ’80, quando cominciò a costruire villaggi turistici in Sardegna. Un’attività in continua espansione tanto che nel ?98 abbandonò la gestione familiare del gruppo per affidarsi a una società di consulenza. Il pm ha sostenuto che le banche nel 1998, nonostante il gruppo Italcase/Bagaglino fosse ormai decotto (le società del gruppo, in tutto 19, sono state dichiarate fallite nel 2000), imposero una ristrutturazione e, stando alla sentenza di primo grado, nell’occuparsi dell’operazione non si attennero a un comportamento limpido: concessero crediti non tanto per generosità verso Bertelli, ma per poter entrare nell’elenco dei creditori privilegiati. L’impostazione accusatoria tuttavia non ha retto al vaglio dei giudici d’appello, che pur confermando le condanne agli amministratori del gruppo turistico-immobiliare hanno assolti i consiglieri delle banche dall’accusa di bancarotta preferenziale “perché il fatto non sussiste” e da quella di bancarotta semplice “per non aver commesso il fatto”.
“Finalmente è stata fatta giustizia”, commenta il Professor Vassalli, difensore di Cesare Geronzi, condannato nel dicembre del 2006 e ora assolto dall’accusa di bancarotta semplice con formula piena per “non aver commesso il fatto”. Il coinvolgimento dell’attuale presidente di Mediobanca nel crack Italcase, puntualizza l’avvocato, “era una cosa assurda. Ma per fortuna, qualche volta, c’è qualcuno che ragiona”. E con la collega Paola Severino aggiunge:”Siamo sempre stati fiduciosi nel fatto che i giudici avrebbero prima o poi sconfessato il teorema accusatorio fondato sull’apodittica presunzione di un coinvolgimento degli allora vertici della banca – e tra questi del Presidente Geronzi – nella vicenda del gruppo Italcase. La sentenza dà ragione di questa fiducia e sembra aprire ampi spazi – da verificare col deposito della motivazione – alla fondamentale distinzione tra ruolo delle banche e ruolo dell’imprenditore nelle problematiche penali legate al fallimento”. E’ “molto soddisfatto” anche l’avvocato Cesare Zaccone, legale di Roberto Colaninno, assolto dall’accusa di bancarotta preferenziale perché il fatto non sussiste e da quella di bancarotta semplice per non aver commesso il fatto. “Era chiaro fin dall’inizio che amministratori senza delega non dovevano rispondere di quei fatti. La corta lo ha riconosciuto”. Resta in silenzio invece il pm Silvia Bonari: “Vedremo le motivazioni”, si è limitata a dire al termine della lettura del dispositivo.

Claudia Guasco



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