Banche l'anomalia italiana

La Stampa

Una delle prime conseguenze della crisi globale è stata la decapitazione dei vertici delle grandi banche d'investimento e delle istituzioni finanziarie che s'erano esposte coi titoli a rischio. Ma non da noi

Una delle prime conseguenze della crisi globale è stata la decapitazione dei vertici delle grandi banche d'investimento e delle istituzioni finanziarie che s'erano esposte coi titoli a rischio. Ma non da noi: l'Italia è stata finora indenne da un ricambio delle posizioni di responsabilità del mondo bancario. Segno della maggior prudenza che ha caratterizzato un sistema del credito meno propenso al richiamo della finanza d'assalto? Non sembra questa la risposta che suggerisce Giancarlo Galli nel suo ultimo libro (Nella giungla degli gnomi, Garzanti, pagg. 377, € 18.60). Per Galli, la spiegazione dell'inamovibilità dei gruppi dirigenti della finanza va cercata in un ambito meno virtuoso: tutti i nostri banchieri più importanti hanno consolidato il loro potere intessendo fitti rapporti coll'autorità politica, in un gioco incessante di alleanze che ha permesso loro di durare nel tempo, con una continuità che sfida i cicli economici e politici.
Galli muove da ciò che chiama il processo di riconquista dela finanza cattolica, di cui segue le vicende lungo il Novecento. Ben presto, però,  il suo racconto prende la forma in una galleria di ritratti dei grandi banchieri italiani, ognuno dei quali è colto in una dimensione personale. Le figure centrali sono Antonio Fazio, Cesare Geronzi, Giovanni Bazoli, e altri attori di primo piano come, nel campo delle fondazioni, Giuseppe Guzzetti, dominus della Cariplo. Impossibile, al di là dei pronunciamenti ufficiali, distinguere nettamente i confini dell'azione economica da un ininterrotto negoziato con la politica, in un lavorio minuzioso che tende a sottrarre terreno e influenza ai concorrenti. Nella descrizione che ne dà Galli, le operazioni della grande finanza italiana hanno sempre due facce: l'una è quella che registrano ogni giorno le cronache economiche, segnando punti a favore o a svantaggio dei principali contendenti; l'altra, opaca, è quella che si definisce attraverso il confronto con i governi e la politica, in una partita condotta con spregiudicatezza e senza esclusione di colpi.
Le conclusioni di Galli è una messa in guardia circa il costruirisi di una concentrazione d'interessi a lungo andare inestricabile.

Giuseppe Berta