Profumo: ora conclusa la fase di acquisizioni «Mediobanca e Generali? Nessun controllo»

Corriere della Sera

L'assemblea di Unicredit dice sì alla fusione con Capitalia.

GENOVA - L'assemblea di Unicredit dice sì alla fusione con Capitalia. Il via libera è arrivato dopo sette ore di discussione, tre in più di quante ne sono servite a Roma per mettere il sigillo al progetto varato due mesi fa da Alessandro Profumo e Cesare Geronzi per dare vita al primo istituto di credito dell'Eurozona, secondo in Europa e settimo al mondo. «Sono soddisfatto, un altro passo avanti in questo processo» ha commentato l'amministratore delegato di Piazza Cordusio. Non l'ultimo tuttavia. Per archiviare definitivamente la pratica mancano ancora il verdetto dell'Antitrust e l'esito dell'offerta di scambio sul quale pende l'incognita recesso. La fusione tra i due istituti rappresenta una «straordinaria occasione per consolidare la posizione in Italia» e «non modificherà le strategie di sviluppo» di Unicredit, ha detto il presidente Dieter Rampl aprendo l'assemblea a Genova: l'ultima celebrata nella città ligure. Con l'integrazione, infatti, la sede legale del nuovo gruppo sarà trasferita a Roma.
Tuttavia qualcosa cambierà nella strategia di Piazza Cordusio. Con Capitalia finisce infatti, almeno per il momento, la campagna acquisti che ha permesso a Profumo di scalare la vetta delle classifiche europee. «Abbiamo concluso la fase di acquisizioni - ha spiegato ieri il banchiere - siamo focalizzati sulle sinergie derivanti dalle acquisizioni fatte e sulla crescita organica».
Per quanto riguarda la banca romana, il banchiere ha detto di aspettarsi sinergie superiori a quelle previste, pari a 1,2 miliardi. Il progetto approvato ieri prevede un'offerta pubblica di scambio di 1,12 titoli Unicredit per ogni azione Capitalia.
Un livello che al momento renderebbe più conveniente agli azionisti dell'istituto romano non aderire all'offerta e chiedere il recesso a 7,015 euro ad azione. Un'eventualità che non preoccupa Profumo: «Il 18 settembre decideremo cosa fare e se convocare l'assemblea per cancellare dallo statuto il tetto del 5% al diritto di voto». La modifica statutaria annullerebbe il diritto di recesso che, alla luce dell'esito dell'assemblea romana potrebbe riguardare il 59,5% del capitale dell'istituto capitolino. La soglia di quanti chiederanno la liquidazione si conoscerà a metà agosto. Ci vorrà forse un di più, invece, per la decisione dell'Antitrust che lo scorso 17 luglio ha acceso un faro sulla concentrazione nel mercato della raccolta e degli impieghi in diverse province e per le partecipazioni in Mediobanca e Generali. La risposta è attesa entro fine settembre, prima comunque della firma dell'atto di fusione prevista per il 30 settembre.
Ieri Profumo ha spiegato che del 48% in mano al patto di Piazzetta Cuccia la nuova banca «avrà il 9,39%: siamo sotto al terzo necessario per vincolare le decisioni del patto, non abbiamo nessuna forma di controllo o di blocco sul patto». Riguardo Generali, invece, il banchiere ha puntualizzato che Unicredit «non interviene assolutamente nella gestione». Venerdì è previsto un ulteriore passaggio: il board di Unicredit, convocato per l'approvazione della seconda trimestrale, coopterà quattro rappresentanti di Capitalia. Si tratta di Salvatore Mancuso, Salvatore Ligresti, Berardino Libonati e Donato Fontanesi, che prenderanno il posto di Giovanni Vaccarino, Roberto Bertazzoni, Vincenzo Calandra Bonaura e di un rappresentante tedesco di Hvb.