Mediobanca, due poltrone per Geronzi

La Stampa

Il banchiere guiderà il consiglio di sorveglianza e presiederà anche il patto di sindacato

Cesare Geronzi raddoppia: non sarà solo il presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, ma assumerà anche la guida del patto di sindacato di piazzetta Cuccia. La decisione, a sorpresa, arriva proprio nel giorno in cui l'assemblea dello stesso patto presenta la lista dei ventuno candidati per il consiglio «alto» di Mediobanca che il 27 giugno verrà sottoposta al voto dell'assemblea. Un voto che darà inizio all'era del sistema dualistico nell'istituto: consiglio di sorveglianza a rappresentare i soci e consiglio di gestione, composto da manager, per le scelte operative.
Nella lista, come annunciato, non compare il nome dell'amrninistratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, che siederà comunque nel direttivo del patto di sindacato. Una decisione, quella di Profumo, tesa soprattutto a prevenire le probabili osservazioni dell'autorità per la concorrenza, tanto che un comunicato del patto lo ringrazia per «la sensibilità manifestata nei confronti degli orientamenti che appaiono emergere dall'autorità antitrust». Il presidente di Unicredit Dieter Rampi, il cui nome è subito dopo quello di Geronzi, dovrebbe essere vicepresidente unico.
Per il resto, nell'elenco dei nomi, che dovrebbe ricalcare integralmente il nuovo consiglio di sorveglianza, ci sono poche sorprese. La più rilevante riguarda senza dubbio l'ingresso di Pietro Ferrero, della dinastia dolciaria, come consigliere del gruppo B, quello dei soci industriali. Proprio il gruppo B è quello che vede aumentare maggiormente il suo peso: designa infatti sette consiglieri (ossia Gilberto Benetton, Giancarlo Cerutti, lo stesso Ferrero, Jonella Ligresti, Carlo Pesenti, Marco Tronchetti Provera e Paolo Sfameni) più due con i requisiti di revisori contabili. Non riconfermato, invece, Roberto Colaninno, assieme a Gianluigi Gabetti e al consiglieredi estrazione bancaria Berardino Libonati. Al gruppo A, composto dalle banche, spettano invece sei consiglieri più uno con i requisiti di revisore, ma il conto sale a sette più uno se si mette in quota Unicredit - che ufficialmente esprime Dieter Rampi, Fabrizio Palenzona e Roberto Bertazzoni - anche il candidato presidente Geronzi. Infine il gruppo C dei soci stranieri manterrà i suoi quattro consiglieri: Vincent Bollore, Tarak Ben Ammar, Antoine Bernheim e Jean Azema.
Unicredit e Capitalia, che hanno già annunciato che resteranno dopo la fusione con solo il 9,39% di Mediobanca vendendo il 9% in eccesso, offrono un ulteriore garanzia del loro impegno: se entro 15 giorni dalla fusione - prevista per settembre-ottobre - la quota non fosse stata ancora venduta, Unicredit «si impegna a non esercitare » in assemblea «il diritto di voto per la quota eccedentaria non dismessa».
Ma la novità del giorno è proprio il fatto che Geronzi assuma la guida del patto di sindacato, negli ultimi anni retta da un «tecnico» come il notaio Piergaetano Marchetti. Un blitz portato a compimento in alcuni contatti con i grandi soci nelle ultime 72 ore. «Di fatto - spiega uno di loro - con il consiglio di sorveglianza e il patto che rappresentano entrambi i grandi azionisti, sarebbe stato anomalo avere due figure diverse di presidente». Nel comunicato del patto Mediobanca è scritto che lo stesso Marchetti «ha chiesto di non essere rinnovato nella carica, volendosi dedicare esclusivamente » alla presidenza di Rcs. Con l'assemblea del 27 giugno Geronzi prenderà la presidenza del consiglio di sorveglianza, mentre dal 1° luglio, al rinnovo del patto, assumerà la guida dell'accordo parasociale.
Al consiglio di sorveglianza di piazzetta Cuccia spetterà poi immediatamente la nomina del consiglio di gestione, composto dai manager: sicura la presenza del direttore generale Alberto Nagel e del condirettore Renato Pagliaro. E la presidenza? Il nome che al momento resta più probabile è quello di Gabriele Galateri nonostante un tam-tam insistente che lo vuole in uscita per la presidenza di Telecom.