«Siamo ancora dei predatori»

Il Sole 24 Ore

Geronzi e Arpe all'assemblea di Capitalia sul risiko bancario: «Importante la stabilità dell’azionariato». «Non incrinati i rapporti con Fazio» - Oggi i banchieri in via Nazionale

 Le banche estere forzano a colpi di Opa il baluardo edificato dalla Banca d'Italia a difesa del sistema creditizio nazionale. Ma Cesare Geronzi presidente di Capitalia, non ha esitazioni di fronte alla prospettiva che qualche banca straniera tenti la scalata anche al suo gruppo. «Noi siamo predatori» ha risposto deciso a margine dell’assemblea per l'approvazione del bilancio 2004, che si è chiuso con utile netto di 337 milioni. Per tutta la giornata di ieri Geronzi e l'ad del gruppo bancario di via Minghetti Matteo Arpe, hanno dribblato accuratamente ogni domanda, da parte di azionisti o di giornalisti, che li portasse a inoltrarsi sul terreno minato delle Opa. Come se Capitalia volesse restare a tutti i costi alla finestra: non importa se il primo azionista che guida la banca – il gruppo olandese Abn Amro che possiede circa il 9% del capitale - è uno dei due colossi esteri che ha lanciato un'Opa su una banca italiana, l'Antonveneta, fino a pochi mesi indicata come la principale preda del gruppo romano.
Le Opa estere? «E’ la realtà del mercato», ha commentato Geronzi, che ieri si è premurato di togliere ogni dubbio a chi, come il deputato Giorgio La Malfa, aveva intravisto la regia del gruppo romano dietro l'Opa lanciata da Abn. «A volte si apre bocca per dare fiato ai denti» ha commentato secco. Il presidente di Capitalia tiene testa anche alle provocazioni sui rapporti con il governatore di Banca d'Italia, Antonio Fazio, che secondo i rumors si sono deteriorati per il sostegno dato da via Nazionale alla  Banca Popolare di Lodi nella battaglia per la contesa Antonveneta. Indiscrezioni che Geronzi ha commentato «non false, di più. È un’amicizia – ha detto – che dura da 44 anni, ci vogliono cose grosse per metterla in discussione». Proprio oggi Fazio terrà il periodico incontro con i banchieri italiani.
Le domande incalzano. Ogni prospettiva futura di nozze con AntonVeneta è tramontata? È il turno di Arpe. «Come ho sempre dichiarato, anche al tempo delle indiscrezioni su un nostro interesse per Antonveneta, non escludo a priori nessuna operazione – ha spiegato – a patto che ci siano le condizioni per creare valore. E sinora occasioni di questo tipo non ne abbiamo viste. Gli obiettivi del piano industriale sono stati realizzati senza aumenti di capitale». Noi, ha aggiunto, «diamo particolare valore alla stabilità dell'azionariato e al nostro patto di sindacato, in cui non c’è nessun azionista che prevale sugli altri. Prima di modificare questa struttura c’è da pensarci bene. Poi del futuro non so». E a proposito del fatto che comunque il patto di sindacato scadrà il prossimo anno, l'ad ha chiosato che questo «avverrà tra un anno e mezzo, un arco di tempo ancora lungo in cui possono accadere tante cose». Per ora Capitalia resta impegnata nella definizione del nuovo piano industriale che sarà presentato a maggio o a giugno.
I risultati raggiunti da Capitalia quest'anno hanno strappato anche l’apprezzamento del socio Fondazione Cassa di Risparmio, tradizionalmente critico con Capitalia. Anche se poi si è astenuto, lamentando «un rendimento da dividendo inferiore alla media dei rendimenti assicurati dalle altre banche alle Fondazioni azioniste».