Parmalat: domani l'incidente probatorio sulle accuse a Geronzi

Corriere della Sera

La Procura sposa le dichiarazioni di Tanzi e accusa sei agenti della Banca di Roma (oggi Capitalia) di «concorso in bancarotta fraudolenta»: il gruppo di banchieri, secondo l'ipotesi del pm, «distruggeva, dissipava e comunque distraeva in parte il patrimonio di Parmalat spa» e di «Cosal srl» che era una società personale del cavalier Calisto.

La Procura sposa le dichiarazioni di Tanzi e accusa sei agenti della Banca di Roma (oggi Capitalia) di «concorso in bancarotta fraudolenta»: il gruppo di banchieri, secondo l'ipotesi del pm, «distruggeva, dissipava e comunque distraeva in parte il patrimonio di Parmalat spa» e di «Cosal srl» che era una società personale del cavalier Calisto.
A scoprire le carte della Procura di Parma è l’«incidente probatorio» che si aprirà domani sulla questione Ciappazzi-Parmatour. In pratica si tratta di un'anticipazione del futuro processo: i pm hanno chiesto e ottenuto di interrogare Tanzi e cinque ex dirigenti del suo gruppo (Tonna, Trauzzi, Gorreri, Tedesco e Catelli) di fronte al gip Pietro Rogato e a tutti i difensori dei sette indagati della Banca di Roma (uno dei quali accusato solo di favoreggiamento). In questo modo le accuse ai banchieri saranno pienamente utilizzabili come «fonti di prova » come se Tanzi fosse già interrogato in tribunale. L'ordinanza dell'8 aprile che ammette l’incidente indica come principali indagati il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, che i pm sospettano di « abuso dei poteri connessi alla carica », e due banchieri «entrambi deceduti». Altri cinque dirigenti dell'istituto romano - Matteo Arpe, Roberto Monza, Alberto Giordano, Antonio Muto ed Eugenio Fava - sono accusati di aver «concorso con Tanzi e Geronzi fornendo il proprio consapevole contributo » alle operazioni ritenute illecite.
Già nei primi verbali Tanzi e il suo manager Fausto Tonna avevano accusato Geronzi di averli «costretti» ad acquistare la Ciappazzi, una società siciliana di acque minerali che apparteneva al gruppo Ciarrapico ed era indebitata soprattutto con la Banca di Roma. Ora anche i pm sostengono che la Ciappazzi aveva «valore nullo in quanto in stato di decozione» ma fu acquistata «all'esorbitante prezzo di 35 miliardi di lire», e che Tanzi sarebbe stato «indotto a comprarla» dalle «ripetute indebite pressioni» dei banchieri. Che avrebbero «paventato un possibile irrigidimento dell’Istituto nei confronti di Parmalat» e soprattutto «fatto leva sull’impellente necessità di Tanzi di ottenere un finanziamento-ponte di 50 milioni di euro in favore del gruppo turistico Hit-Parmatour», risultato già «in stato di decozione» come la stessa multinazionale del latte. La banca avrebbe così scaricato i debiti di Ciarrapico sul gruppo di Tanzi, obbligandolo anche ad «abbandonare le azioni di tutela» dovute alla «scoperta dell'inconsistenza dell'attivo» e della stessa «decadenza della concessione per le acque minerali». Il tutto attraverso una «strategia dilatoria» nello sblocco del «finanziamento-ponte» indispensabile a Parmatour e «facendo figurare come ordinati da Tanzi/Parmalat» gli accrediti ora riclassificati dai pm come «operazioni di giro- conto» gestite «dalla stessa Banca di Roma», con l'obiettivo di far credere «all’estraneità dell'istituto» ed «eludere le investigazioni».
Un portavoce di Capitalia già ieri ha replicato che quelle dei pm sono «solo ipotesi» fondate sulle «dichiarazioni e ricostruzioni dei diretti responsabili dello scandalo finanziario che hanno per diversi anni mentito alla comunità finanziaria, agli organi di vigilanza e al sistema bancario». E che indicare «un investimento di 15 milioni di euro mai completamente versato» come «causa del buco da oltre 13 miliardi di euro di Parmalat» rappresenta «una forzatura che non necessita di commenti».