Geronzi, dalla povertà al potere

Libero Quotidiano

La Banca d'Italia come una sorta di grande famiglia prodiga di insegnamenti. La fallimentare esperienza presso il Banco di Napoli: utile, però, a fortificare il carattere.

La Banca d'Italia come una sorta di grande famiglia prodiga di insegnamenti. La fallimentare esperienza presso il Banco di Napoli: utile, però, a fortificare il carattere. E poi la poderosa cavalcata partita dalla Cassa di Risparmio di Roma e arrivata fino a Capitalia. Così, Cesare Geronzi, attuale presidente dell'istituto romano e vicepresidente di Mediobanca, in un'intervista rilasciata in occasione di un convegno organizzato in suo onore, tratteggia i passaggi fondamentali di una carriera ricca di successi e costellata da poche battute d'arresto. Un'eccezione alla regola. Anche perché il banchiere nato a Marino, in provincia di Roma, ormai alla soglia dei 70 anni è considerato un uomo schivo, poco propenso alla vita mondana. «Un uomo segreto» lo definiscono gli intervistatori Carlo Rossella, direttore del Tg 5, e Pietro Calabrese, direttore di Panorama, «un uomo di vero potere: quel potere che non urla».
E il potere Geronzi se lo è guadagnato sul campo. Anche grazie a personalità del calibro di Guido Carli (Geronzi lo definisce «un governatore straordinario che mi ha insegnato a dare fiducia ai giovani») che ha segnato il suo primo impatto con la grande finanza: il suo ingresso nella Banca d'Italia, come vincitore di concorso, data, infatti, 1960, l'uscita 20 anni dopo, invece, lo vede direttore del servizio rapporti con l'estero. Lo stesso potere, poi, passato anche attraverso qualche passo falso. «Fui chiamato da Rinaldo Ossola - chiosa Geronzi, come vice direttore generale del Banco di Napoli dal 1980 al 1982. Dovevamo risollevare le sorti dell'istituto campano e non ci siamo riusciti».
Quindi, dal 1982 al 1991, la direzione della Cassa di Risparmio di Roma. «Era una piccola banca - ricorda - e mi fu detto che era un posto per ricominciare. In 20 anni ho creato un gruppo come Capitalia che non teme la concorrenza di nessuno».