Cirio, sentito Geronzi. I legali: reato inesistente

Il Giornale

Dure ore di interrogatorio. Poi via, senza dire una parola. Geronzi lascia intorno alle 18 la Procura di Milano scortato dai suoi legali, Guido Calvi e Francesco Vassalli

Dure ore di interrogatorio. Poi via, senza dire una parola. Geronzi lascia intorno alle 18 la Procura di Milano scortato dai suoi legali, Guido Calvi e Francesco Vassalli. Sono giorni cruciali per le indagini sui principali crac che hanno complicato la vita di migliaia di italiani negli ultimi anni. È finita l'indagine romana sulla Cirio, è conclusa quella parmense sulla Parmalat - ma le posizioni dei banchieri sono state stralciate - sta per chiudere il ramo milanese della vicenda Cirio. Un'indagine ambiziosa, condotta dai pm Laura Pedio, Luigi Orsi e Gaetano Ruta, che coinvolge alcune delle persone indagate a Roma a cominciare dal finanziere Sergio Cragnotti e dal genero Filippo Fucile. Un'inchiesta che cerca di esplorare le mosse compiute da Cragnotti mentre il gruppo Cirio affondava in cui si ipotizza, addirittura, il riacquisto da parte dell'ex patron della Lazio, dietro lo schermo di una cordata, di pezzi dell'impero Cirio.
Il coinvolgimento del presidente di Capitalia si limita però nel collocamento di due emissioni di bond. In buona sostanza si accusa il banchiere di aver truffato i risparmiatori scaricando almeno in parte, su di loro, i rischi di una situazione sempre più difficile per la Cirio e di conseguenza per gli istituti di credito che la sostenevano. «In pratica -spiega Calvi - questa indagine è un doppione di quella romana. Abbiamo detto le stesse cose già ribadite a Roma. Geronzi in questa storia non c'entra nulla, non sa nulla dei fatti contestati e ogni ipotesi di reato è insussistente».
Insomma, per l'avvocato, Capitalia e il suo presidente non hanno mai giocato di sponda con la Cirio; del resto, già l'anno scarso, Capitalia aveva fatto sapere di non avere mai partecipato alle emissioni di bond dal giugno 2001 in poi, quindi di non aver avuto alcun ruolo nella fase precedente il crac, né di aver coltivato alcun interessamento al salvataggio della Cirio.
Mercoledì sera, Calvi avevi replicato con un comunicato alla chiusura delle indagini sul troncone romano del crac Cirio: «Rimane l’iniziale sensazione di una grande debolezza dell’impianto accusatorio che è fondato su un’analisi errata sia dal punto di vista tecnico-finanziario sia dal punto di vista giudiziario. Allo stato degli atti – aveva concluso Calvi – ci sono elementi per chiedere l’archiviazione della posizione di Geronzi».