E ora Geronzi punta al profitto

Milano Finanza

Dopo dieci anni di consolidamenti il banchiere vuole dimostrare la capacita di produrre utili della nuova Capitalia

Nell'epoca della caduta dei manager monolitici poche persone si sono dimostrate capaci di sopravvivere come Cesare Geronzi, il presidente di Capitalia spa, il banchiere che è riuscito a mantenere il timone dell'ex Banca di Roma attraverso un decennio di politicizzate fusioni e acquisizioni, nonostante la banca sia da tempo il meno profittevole dei grandi prestatori di denaro.
I suoi difensori sostengono che il 68enne banchiere romano sia un capace tecnocrate che ha salvato e privatizzato istituti di credito che erano finiti in  difficoltà, proteggendo l'Italia dal verificarsi di crisi creditizie come quella del Crédit Lyonnais che colpì la Francia nei primi anni 90. I suoi critici sostengono che è il simbolo della poca trasparenza, che si comporta come un imperatore che considera quelli degli azionisti dei sentimenti plebei. Ma con una rete di legami con il governo che partono dall'ufficio del primo ministro e tentacoli nei consigli di amministrazione lungo tutto l'Italia si è costruito una posizione sicura in cima alla
quarta banca italiana per livello degli asset. E ora la sta rendendo ancora più sicura legando in un patto un gruppo di grandi azionisti che saranno garanti dell'indipendenza della banca mentre questa cambia rotta per adottare quella che oggettivamente è diventata la parola d'ordine del mondo creditizio italiano: la profittabilità.
«L'obiettivo del patto è quello di far vedere al mercato che un gruppo di azionisti è parte attiva nella definizione della nuova strategia e sostiene i manager che sono stati scelti per implementarla», spiega il responsabile della comunicazione di  Capitalia, aggiungendo che Geronzi si avvale anche dell'ausilio di consulenti esterni per lavorare sulle indicazioni degli azionisti.
Il nuovo patto di sindacato fra azionisti è concepito per dare stabilità alla banca nei prossimi tre anni, mentre Capitalia farà pulizia nel suo gigantesco ma poco redditizio portafoglio di prestiti, pari a 9,7 miliardi di euro, per tornare al profitto. L'obiettivo è quello di triplicare l'utile operativo entro la fine del 2005 a quota 3,3 miliardi di euro e passare da una perdita a un roe del 9,3% rafforzando la propria linea di prodotti, tagliando del 12% la forza lavoro, comprimendo i costi del 15% e ristrutturando i prestiti.
«Di solito non è una buona cosa che sia il chairman di una società a dare vita a un patto di sindacato fra i propri azionisti», dice Richard Singleton, direttore della corporate governance della britannica Isis asset management, «perché e questo rischia di rendere irrilevante il punto di vista degli altri azionisti. Ma in qualche raro caso può funzionare », dice ancora Singleton. «In un periodo di transizione può effettivamente proteggere il management dagli azionisti e dargli il tempo necessario a provare che la nuova strategia funziona». Il titolo Capitalia ha guadagnato il 69% dal marzo scorso, in quanto una serie di acquisti sul mercato dei blocchi ha alimentato la percezione che alcuni investitori stiano irrobustendo la propria quota di capitale nell'ottica della partecipazione al patto di sindacato.