Geronzi prende tempo. Prima il patto, poi l'ad

Finanza e Mercati

Capitalia al nodo successione di Brambilla. La priorità va comunque alla formazione del nucleo di soci stabili. Non trova perciò alcun riscontro l'ipotesi dell'arrivo di Croff

La morte di Giorgio Brambilla, un banchiere lombardo che ha saputo dare un importante contributo alla costruzione di Capitalia, apre la partita della successione ai vertici del gruppo romano, ed in particolare della scelta dell'amministratore delegato. Certo, si tratta di un incarico importante e delicato da ricoprire. Ma al momento, da quello che trapela dalla sede dell'istituto di Via Minghetti, il presidente Cesare Geronzi non avrebbe alcun interesse a forzare la mano. E questo per una serie di motivi che sconsigliano decisioni affrettate, prima fra tutte la - non meno importante e complessa - definizione degli equilibri azionari destinati a governare il gruppo nei prossimi anni.
Geronzi, infatti, è da tempo al lavoro sulla composizione del nuovo parterre di soci che andranno a formare il patto di sindacato: da un lato c'è l'attesa per l'effettiva riduzione del peso nel capitale da parte dell'Ente Cassa di risparmio di Roma, dall'altro si parla con insistenza di grandi imprenditori (un nome molto gettonato è quello di Tronchetti Provera) o già si registra la volontà di altri (come nel caso di Roberto Colaninno) di farne parte. Inoltre, il gruppo Ita varato un piano industriale, sul quale è impegnato a pieno ritmo il direttore generale Matteo Arpe e sul quale il gruppo ha costruito le basi per un concreto rilancio e per il raggiungimento di redditività adeguati.
Non sembra dunque ancora tracciato un percorso per la struttura di vertice. In gioco ci sarebbero perciò sia la nomina di un amministratore delegato (vuoi che si tratti di soluzione interna o estema), sia una differente ripartizione di deleghe operative senza l'investitura di un ceo. Quest'ultima, del resto, ricalcherebbe le scelte fatte recentemente in Mediobanca (con Galateri presidente e due direttori, Nagel e Pagliaro) e in Bnl (Abete numero uno e Girotti nuovo direttore  generale della banca).
In questi giorni sono circolate alcune ipotesi ma, proprio per la mancanza di fretta, non ricevono riscontro. Una di queste vedrebbe la promozione di Arpe ad amministratore delegato. Il giovane manager, formatosi alla scuola di Mediobanca, con successivo passaggio a Lehman Brothers, è arrivato a Roma alla fine del 2001.
L'altra ipotesi, meno credibile nonostante abbia cominciato dalla Banca d'Italia e vanti un buon rapporto con il governatore Antonio Fazio, riguarda l'ex amministratore delegato di Bnl, Davide Croff. Per il quale però sembra più probabile l'incarico ventilato al vertice della Cassa depositi e prestiti, se si procederà alla fusione con il Bancoposta sulla quale sta ragionando il Tesoro.