Geronzi più olandese Abn Amro sale al 9%

Finanza e Mercati

Ma forse non tutta la quota verrà blindata nel patto di Capitalia. Alcuni soci vogliono Ripa di Meana alla presidenza dell'accordo

Capitalia sempre più olandese. Il gruppo Abn Amro è diventato il primo azionista della banca presieduta da Cesare Geronzi, incrementando la propria partecipazione dal 6,58% al 9 per cento.
L'aumento della quota dell'istituto di cui Francesco Spinelli è plenipotenziario in Italia, è stato ufficializzato ieri, alla vigilia della firma del patto di sindacato, prevista per la prossima settimana. Ma ciò non porta necessariamente a pensare che tutto il 9% confluisca nell'accordo parasociale. Anzi, secondo fonti finanziarie, la misura dell'adesione è tuttora da definire. E questo vale anche per gli altri azionisti. Unico punto fermo: blindare meno del 29,9%t oltre il quale scatterebbe l'obbligo di Opa sul 100% del capitale.
Il patto è materia di discussione anche per ciò che attiene la nomina del presidente che sarà a capo per i prossimi tre anni del nuovo nocciolo duro degli azionisti. Secondo indiscrezioni raccolte da Finanza & Mercati, gli olandesi di Abn Amro, la maggior parta degli imprenditori e la Fondazione Manodori avrebbero sollevato perplessità sulla designazione di Berardino Libonati, il giurista che negli intimi mesi ha lavorato a stretto contatto con Geronzi, per mettere nero su bianco le nuove regole di governance. Libonati non assicurerebbe quel grado di autonomia e d'indipendenza dai vertici della banca che i soci chiedono a gran voce e per di più avrebbe un ruolo duplice visto che è anche presidente della controllata Banca di Roma. Di qui la candidatura di Vittorio Ripa di Meana. Intanto si cerca di quadrare il patto: all'appello manca ancora la Fondazione Manodori che non ha ufficialmente ratificato l'adesione. La questione dovrebbe ridursi a una semplice formalità visto che superate alcune divergenze tutti i consiglieri marciano compatti verso il via libera (lunedì pomeriggio è convocato sia il cda che il consiglio di indirizzo).
L'ente con sede a Reggio Emilia è peraltro l'unica tra le Fondazioni presenti in Capitalia che è in linea con le disposizioni di legge per una simile operazione: da un'attenta lettura della legge 212 dell'agosto 2003 che ha convertito con modifiche il decreto legge 143 del giugno 2003, si ricava che ci sono ostacoli sia per la Fondazione Cassaroma che, per la Fondazione Banco di Sicilia, visto che entrambe hanno un patrimonio superiore a 200 milioni di euro. Ieri, infine, Pietro Locati si è dimesso dalla direzione generale della Banca di Roma per "intraprendere nuove iniziative professionali".