Mediobanca, l'utile cresce del 19%

Milano Finanza

Il dividendo sale a 300 lire. Marchetti nominato presidente del patto al posto di Mignoli diventato numero uno onorario, Giochi da fare per la sostituzione di Cingano. C'è tempo fino all'assemblea del 29 ottobre

Mediobanca ha chiuso l'ultimo esercizio, terminato il 30 giugno 2001, con un utile netto di 292,2 miliardi, in crescita del 19,6% rispetto ai 244,8 miliardi dello scorso anno. Il dividendo che sarà approvato dall'assemblea del 29 ottobre ammonta a 300 lire, il 16,6% in più rispetto alle 250 lire precedenti (cedola in pagamento il 22 novembre). Per quanto concerne la possibile sostituzione di Francesco Cingano alla presidenza dove siede dal '90, giochi ancora fluidi e mancando più di un mese dalla data fatidica, c'è tempo per trovare un accordo. Alla vicepresidenza, invece, come da copione, il cda di ieri ha anche nominato i presidenti di UniCredit Francesco Cesarini e di Banca di Roma Cesare Geronzi, cioè i principali azionisti. Il consiglio ha anche allargato l'esecutivo allo stesso Cesarini e all'amministratore delegato di Banca di Roma Giorgio Brambilla. Il cda era stato preceduto da una riunione dell'esecutivo ed è stato seguito il patto di sindacato con l'indicazione all'unanimità del nuovo presidente Piergaetano Marchetti in sostituzione di Ariberto Mignoli nominato presidente onorario, la stessa carica che ricopriva Enrico Cuccia.
Poco prima delle 14, l'avvocato Giovanni Agnelli, interpellato a margine del Comitato Olimpico dei Giochi del 2006, ha distillato una delle sue battute apparentemente a effetto: "Parlo solo di sport e Mediobanca non è un gioco olimpico". Nessun riferimento preciso alla presidenza di cui, stando a quello che ha dichiarato Carlo Pesenti, non avrebbe parlato il consiglio. Del resto lo stesso Cingano, interrogato all'ingresso di Mediobanca sulla possibilità che possa dimettersi, si è trincerato dietro un "A me lo chiedete?".
Il patrimonio di Mediobanca, dopo l'approvazione del bilancio e al netto del dividendo, ammonterà a 7.989,7 miliardi. Il portafoglio titoli immobilizzazioni, agli attuali corsi di borsa, indica una plusvalenza netta di 4.038,7 miliardi di lire.
L'attività di investment banking e di corporate banking "limitatamente ai soli interventi che hanno visto l'istituto in ruoli di direzione", si legge nella nota, ha registrato volumi pressochè analoghi a quelli dello scorso anno e pari a 150 mila miliardi circa.
Al 30 giugno, i mezzi di provvista ammontano a 30.852,2 miliardi (+1,7%), i finanziamenti e le anticipazioni a 27.552,4 miliardi (-3,6%) e gli investimenti in titoli e partecipazioni a 5.858,3 miliardi (+8%).
Il risultato lordo della gestione ordinaria salda in 763,3 miliardi dai 706,1 miliardi dello scorso esercizio. L'aumento è attribuibile all'incremento del margine d'interesse che include dividendi in crescita. Le commissioni nette e altri proventi, se pur in riduzione rispetto allo scorso anno (da 399,8 miliardi a 335,3) "hanno comunque raggiunto un livello significativo tenuto conto dell'avversa congiuntura di mercato". Il risultato prima delle imposte e degli accantonamenti è pari a 635,4 miliardi, dopo svalutazioni del portafoglio titoli per 170,5 miliardi e proventi netti da realizzo titoli di investimento per 61,6 miliardi; questi ultimi, si legge, scontano 557,9 miliardi di perdite lifo sul titolo Generali.
L'utile netto di 292,2 miliardi è stato realizzato dopo lo stanziamento al fondo rischi per 160 miliardi, svalutazioni nette su titoli e partecipazioni per 170,5 miliardi e profitti netti su titoli per 61,6 miliardi.
A livello di consolidato, il risultato della gestione ordinaria è stato di 933,9 miliardi (contro i 913 dell'ultimo esercizio), l'utile è salito a 575,5 miliardi (545,9 nel '99-2000).
Per quanto concerne il toto presidente resta sul tavolo il gradimento di Fiat e Banca di Roma sul nome di Alfonso Desiata, l'ex presidente delle Generali rimosso ad aprile scorso da Vincenzo Maranghi con l'appoggio di UniCredit e contro Banca di Roma e soprattutto Bankitalia. Da allora sono passati cinque mesi e tanta acqua sotto i ponti. L'unico che si starebbe battendo per scongiurare una presidenza, Desiata è Maranghi che, come ha rivelato Milano Finanza in edicola questa settimana, avrebbe cercato di sollecitare l'ex presidente della repubblica Francesco Cossiga.  Ma il picconatore che ha ammesso i contatti ha anche cortesemente rifiutato.
UniCredit sulla sostituzione di Cingano, eletto dall'assemblea dell'anno scorso e che potrebbe adesso lasciare essendo state approvate le nuove regole di governance, non avrebbe una posizione definita. Il leader della Fondazione Cariverona, Paolo Biasi, alleato di Maranghi della sostituzione di Desiata con Gianfranco Gutty, oggi è alla finestra dopo che le fondazioni sono state messe all'indice. E Fabrizio Palenzona, vicepresidente di UniCredit in rappresentanza di Crt, pur avendo avuto un ruolo nei contatto con Cossiga per i trascorsi democristiani, non escluderebbe nulla, quindi Desiata o una riconferma di Cingano. Ma stante l'attuale situazione dei mercati non è consigliabile uno scossone: il nuovo presidente deve avere il gradimento di tutti, anche di Maranghi. Pertanto o si va verso la conferma di Cingano o in mancanza di un accordo unitario si profilerebbe la candidatura tecnica di Berardino Libonati. L'intesa di tutti è gradita da Bankitalia.