Tavola Rotonda sul tema: “Investire a Roma. Una sfida per le imprese, un patto tra i protagonisti della società”

Ho accolto molto volentieri l’invito del Sindaco Rutelli a partecipare a questa Conferenza, ed in particolare alla Tavola Rotonda sul tema “Investire a Roma”. Tale argomento offre infatti l’opportunità per effettuare alcune riflessioni sul ruolo che il sistema bancario e finanziario ha finora svolto e potrà svolgere in futuro per la Città, in linea con le nuove esigenze maturate a seguito delle profonde trasformazioni di carattere istituzionale e finanziario che le autonomie locali stanno vivendo.

Tenuto conto delle personalità presenti intorno a questo tavolo mi sembra opportuno assumere l’onere di parlare della situazione e delle prospettive economiche, con il rischio di essere poi smentito dai consuntivi.

Vorrei dapprima soffermarmi sullo scenario economico e sull’apporto delle banche allo sviluppo della realtà economica e produttiva del Lazio e della città di Roma; infine, mi soffermerò sulle forme di finanza locale che il nuovo quadro istituzionale rende possibili agli Enti territoriali.

Dopo la fase di stagnazione che ha caratterizzato l’economia italiana nel 1996, gli ultimi dati disponibili evidenziano un’evoluzione ciclica in lieve miglioramento. L’indice destagionalizzato delle produzione industriale ha raggiunto, infatti, nel primo trimestre del 1997 un incremento congiunturale, cioè rispetto al trimestre precedente, dell’1,4%. Gli indicatori anticipatori segnalano, inoltre un ulteriore aumento della produzione in aprile e maggio. Per quando ancora modesti, i recuperi della produzione nei primi tre mesi dell’anno sono da ritenersi significativi, alla luce sia della favorevole dinamica degli ordinativi sia di un processo di aggiustamento delle scorte che appare ormai concluso. Permane, inoltre, un certo ottimismo sull’evoluzione della domanda a 3-4 mesi.

La maggior fiducia delle imprese trova fondamento su fattori sia di carattere internazionale sia di carattere interno. Da un lato, infatti, l’avvio della ripresa nei paesi dell’Europa continentale (in particolare, Germania) e il marcato apprezzamento del dollaro dovrebbero stimolare la componente estera della domanda, dall’altro, la domanda di beni di consumo, pur risentendo degli effetti delle manovre di aggiustamento fiscali, dovrebbe giovarsi della forte decelerazione dell’inflazione, che apre spazi per una crescita delle retribuzioni in termini reali.

Un’analoga evoluzione congiunturale sembra contrassegnare il sistema industriale del Lazio. Secondo la consueta indagine congiunturale della Confindustria sulla Regione Lazio, l’ultimo trimestre del 1996 ha registrato un consistente recupero della produzione industriale. L’indice medio regionale della produzione è risultato, infatti, in crescita del 3% rispetto all’analogo periodo del 1995.

Il recupero produttivo non apparirebbe, tuttavia, generalizzato. Gli andamenti congiunturali presentano, infatti, alcune difformità sia a livello settoriale sia a livello territoriale/provinciale. Con riferimento ai diversi settori industriali, si segnala il dinamismo di alcuni comparti, di rilevante peso regionale (settore chimico, della carta, stampa ed editoria, delle macchine per ufficio), mentre in contro tendenza risultano altri settori (lavorazione dei minerali non metallici e delle bevande ed altri alimenti):

Il settore delle costruzioni – che è di particolare rilievo per l’economia regionale – sembra destinato, sia pure lentamente, ad uscire da un lungo periodo di crisi. Malgrado sia diffusa la convinzione che le prospettive di crescita dell’edilizia per nuove abitazioni risultino limitate dall’eccesso di offerta di abitazioni, prospettive incoraggianti si aprono per il comparto della ristrutturazione. Lo stesso intervento dello Stato in tema di edilizia residenziale è ormai dichiaratamente rivolto al recupero.

A livello provinciale, l’indagine congiunturale registra situazioni economiche in consistente recupero quali quelle relative alle province di Roma e Latina ed altre caratterizzate da ristagno della produzione (Rieti, Frosinone, Viterbo).

Nel primo trimestre del 1997 si stima che si siano consolidati i livelli di attività economica nel Lazio. Ciò è dovuto sia alla ripresa delle vendite sul mercato interno (ed al mantenimento di quelle estere), sia ad una tendenza meno sfavorevole della domanda di beni di investimento, per i quali nel corso del 1995 si era registrato un boom temporaneo nella domanda, grazie anche agli incentivi fiscali previsti dalla Legge Tremonti.

Se questo è il quadro congiunturale, solo moderatamente positivo, occorre sviluppare alcune riflessioni sui fattori di fondo che condizionano e limitano lo sviluppo della regione.

In primo luogo la frammentazione del sistema industriale (su 100 imprese, 95 hanno meno di 49 addetti, con uno scarso sviluppo dei distretti produttivi specializzati), associata ad una struttura finanziaria debole delle imprese in termini di capitalizzazione e sbilanciata nel breve periodo. Inoltre, non siamo sicuramente di fronte al dinamismo delle piccole e medie imprese del Nord-Est. La nostra piccola e media impresa ha serie difficoltà ad allargare il proprio mercato ed una limitata capacità di esportare merci (il Lazio contribuisce solo con il 3,3% circa delle esportazioni del nostro paese, contro una quota di circa il 30% della Lombardia).

In secondo luogo, la stasi generalizzata della domanda pubblica a livello centrale, sia nella componente dei consumi che degli investimenti, appare destinata a permanere nel tempo, tenuto conto dei vincoli stringenti del bilancio dello Stato. Particolare criticità riveste, inoltre, il rilancio dell’edilizia e delle opere pubbliche, sia per l’economia che per il credito alla regione. Tuttavia, come mi soffermerò più avanti, in questo campo si aprono spazi per l’Ente territoriale, che dovrà svolgere il ruolo di promotore di investimenti sul territorio.

La percezione dei problemi appena richiamati, che incidono sulla situazione del Lazio, porta ad individuare alcune direttrici di sviluppo che possono avvalersi anche del contributo del sistema bancario e della Banca di Roma.

Queste iniziative mi inducono ad introdurre alcune sintetiche considerazioni sul rilievo della Banca di Roma nel tessuto economico del Lazio e della città di Roma, al quale fornisce finanziamenti, servizi e strumenti di investimento.

Il Lazio costituisce, infatti, il bacino operativo di riferimento per la Banca. Quest’ultima è presente con oltre 500 sportelli, circa il 28% del totale degli sportelli della regione, con una raccolta a breve termine di quasi 30.000 miliardi (oltre 31% la quota di mercato) ed impieghi per oltre 40.000 (oltre 33% la quota di mercato). In tale ambito, la provincia di Roma incide, rispettivamente, per oltre l’80% e il 90%.

Ancora più significativi, per comprendere il ruolo della Banca nel tessuto economico, risultano i dati relativi agli impieghi suddivisi per settore e branca di attività economica. Oltre il 60% degli impieghi erogati nel Lazio è indirizzato alle imprese non finanziarie, all’interno delle quali spiccano il ruolo dell’edilizia (circa il 20%), del commercio (quasi 12%) e dei servizi (oltre il 18%), con un’incidenza ben più alta di quella delle altre aziende di credito. Elevato risulta anche il sostegno finanziario erogato dalle famiglie.

Vorrei inoltre ricordare che la Banca di Roma intrattiene circa 3 milioni di rapporti di conto corrente e di deposito a risparmio, con una rilevante capacità di contatto con la clientela di ogni area del Paese.

Tutto ciò sottolinea il costante supporto finanziario fornito dalla Banca di Roma all’economia nazionale e, in particolare, al tessuto produttivo della nostra regione e della nostra città, seguendo un processo di costante attenzione al tessuto economico della zona di tradizionale insediamento.

In tal senso, la Banca è costantemente impegnata a migliorare i propri servizi e a offrirli a prezzi via via più competitivi, procedendo anche ad importanti processi di razionalizzazione della propria struttura di costi. E’ in corso un serrato confronto sindacale che auspico destinato a produrre importanti benefici per il futuro della Banca e migliori condizioni di offerta alla clientela.

La rivitalizzazione e modernizzazione del tessuto di piccole e medie imprese della regione, che come abbiamo visto rappresenta uno dei punti critici della nostra economia, deve avvalersi di un miglior utilizzo dei canali di finanziamento.

Si tratta, in generale, di sviluppare rapporti finanziari e conoscitivi più intensi tra piccola e media impresa e banche, al fine di ridurre le condizioni di “incertezza” che attualmente caratterizzano la concessione degli affidamenti. Occorre pertanto favorire la trasparenza dei flussi informativi dal cliente alla banca al fine di ridurre gli elementi di rischiosità ed individuare in modo più appropriato gli strumenti di finanziamento, facendo anche ricorso a strumenti a medio e lungo termine ed a canali alternativi al credito bancario.

Nel medio termine questo obiettivo si persegue attraverso l’intensificazione e la concentrazione dei rapporti di clientela secondo il modello della “hausbank”. Questo modello consente l’arricchimento del patrimonio informativo sulle prospettive di redditività e di sviluppo.

Discorso a parte va fatto per il settore delle opere pubbliche, i cui effetti dovrebbero estendersi a gran parte del terziario.

Numerose sono le importanti iniziative già intraprese o in via di progettazione – che solo in parte potranno beneficiare dell’apporto dell’Amministrazione Centrale – destinate a convogliare sulla città migliaia di miliardi di investimenti. Tra esse ricordo la creazione del Polo tecnologico ed industriale, la trasformazione dei mercati cittadini, la realizzazione della rete a fibre ottiche, la trasformazione delle linee ferroviarie in linee metropolitane, la preparazione della città  al Giubileo e, auspicabilmente, alle Olimpiadi del 2004.  In tale ambito, per il finanziamento dei circa 500 interventi approvati dalla Commissione Roma Capitale, un pool di banche ha contratto con il Tesoro mutui per l’intero importo previsto pari a 3.500 miliardi di lire.

Acanto all’aumento delle risorse comunali destinate agli investimenti, è ora possibile impostare nuovi progetti infrastrutturali sostenuti da investimenti privati o di altri enti pubblici che, con il sostegno del mondo creditizio, possano anche favorire il rilancio economico e occupazionale della città.

Densi di prospettive sono pertanto i mutamenti nel rapporto tra sistema finanziario e amministrazioni comunali, in un contesto caratterizzato da rilevanti progressi verso il decentramento finanziario, da un lato, e verso il decentramento amministrativo, dall’altro.

Emerge, in particolare, l’importante ruolo dell’Ente territoriale che si sostituisce sempre più all’azione dell’Amministrazione Centrale nel ruolo di promotore di interventi sul territorio. In larga misura tali interventi devono avvenire sulla base di risorse finanziarie reperite sul mercato. Ciò impone stretti criteri di economicità dei progetti e la necessità di generare flussi di cassa tali da autofinanziare l’iniziativa. E’ quindi necessaria un’attenta valutazione e tariffazione delle iniziative che ne permetta l’equilibrio finanziario.

Pertanto, l’individuazione di nuovi canali e nuove tecniche di finanziamento per reperire le risorse necessarie assume carattere di centralità nell’ambito della problematica relativa alle opere pubbliche di carattere locale.

In tale ottica assumono rilievo gli strumenti quali i prestiti obbligazionari degli enti locali, il project financing e le società miste per la trasformazione urbana.

Un decisivo impulso all’emissione di prestiti obbligazionari da parte dei Comuni e di altri enti locali è stato impresso dalla manovra di finanza pubblica per il 1995. La Banca di Roma ha partecipato al consorzio di collocamento e garanzia dei BOC emessi dal Comune di Roma lo scorso anno per un importo pari a 100 miliardi, per investimenti nel settore del trasporto pubblico di superficie. Questa iniziativa rappresenta un passo significativo verso l’ampliamento e la diversificazione dei rapporti esistenti tra l’Amministrazione comunale ed il sistema finanziario, in linea peraltro con le esperienze di altre città europee.

Il project financing e le società miste per la trasformazione urbano possono rappresentare significative espressioni di un rapporto più evoluto  tra il sistema bancario e finanziario e la città, che potranno estrinsecarsi nel nostro Paese quando saranno realizzate le condizioni per il loro sviluppo.

Si presentano pertanto nuove opportunità di collaborazione tra Enti territoriali e banche che potranno essere sviluppate con un ampio coinvolgimento delle forze imprenditoriali del Paese.

Per concludere, vorrei richiamare l’attenzione di tutti sugli straordinari appuntamenti che nei prossimi anni interesseranno la nostra città. Tali avvenimenti, oltre che rappresentare occasioni storiche di assoluto rilievo, costituiscono anche una opportunità unica di rilancio della città, di sviluppo  economico, di valorizzazione del patrimonio artistico e monumentale. Con il contributo di tutte le forze economiche e sociali potranno essere realizzate opere e servizi destinati a caratterizzare Roma nel nuovo millennio.

Le banche sono disponibili a fornire ogni più completo sostegno in termini di finanziamenti, esperienza, servizi.

Occorre che l’Amministrazione Comunale proponga e sviluppi progetti che, ove venga richiesto il sostegno economico dei privati, rispettino criteri di economicità ed efficienza.

Contribuire attivamente a rendere la nostra città competitiva nella sfida internazionale rappresenta per il mondo bancario e finanziario un importante obiettivo verso cui convogliare energie ed impegno.