Presentazione libro “Disoccupazione di fine secolo: studi e proposte per l’Europa”

Vorrei porgere un cordiale benvenuto e un saluto a tutti i convenuti e, in particolare, al Vicedirettore Generale della Banca d’Italia Dott. Ciocca, che ha curato il volume che ci accingiamo a presentare: “Disoccupazione di fine secolo: studi e proposte per l’Europa”.

Ringrazio i professori Faini e Fiorito e il Direttore Generale dell’ISTAT, Prof. Garonna che cortesemente hanno accettato di partecipare al dibattito odierno.

Un dibattito che la Banca di Roma è particolarmente lieta di ospitare, sia per l’attenzione che tradizionalmente riserviamo ai grandi temi della ricerca economica, sia per la qualità e il rigore dei saggi contenuti nel volume curato dal Dott. Ciocca, sia per la rilevanza e l’attualità dei problemi che essi affrontano.

Credo sia ormai difficile non concordare sul fatto che la disoccupazione costituisca uno dei massimi problemi di questa fine secolo, non solo sotto il profilo puramente economico ma anche sotto quello etico/esistenziale.

Certo, quando dalla individuazione di un problema così complesso si cerca di risalire alle cause o, più concretamente di individuarne le possibili soluzioni – che nel caso specifico debbono tradursi in politiche, interventi sui mercati e sulle istituzioni – quasi sempre la concordanza si attenua e compaiono le divergenze. Questo è almeno quanto traspare dal dibattito “politico” in tema di misure antidisoccupazione.

Mi affideri, quindi alla presentazione del Dott. Ciocca e al suo commento degli altri illustri ospiti per tentare di trovare qualche più rassicurante convergenza, almeno sul piano scientifico dei contenuti.

Consentitemi, prima, qualche brevissima considerazione su due aspetti, che con il problema della disoccupazione hanno oggi in Italia relazioni particolarmente strette: in primo luogo, sulle ristrutturazioni in atto nel sistema creditizio; in secondo luogo, sul Mezzogiorno.

Le banche nel loro complesso hanno smesso di offrire un contributo positivo alla occupazione nel nostro Paese a partire dal 1994; la tendenza espansiva si era del resto interrotta nei maggiori Istituti già due anni prima. Un’evoluzione che spinge al ridimensionamento dei settori bancari è, peraltro, in atto in tutti i maggiori paesi industrializzati e riflette i tumultuosi sviluppi sul fronte della tecnologia, dei sistemi organizzativi, della concorrenza sui mercati finanziari.

In questo contesto, gli intensi processi di ristrutturazione che hanno investito il nostro sistema bancario e l’accelerazione da essi subita con il materializzarsi della prospettiva “Euro” non potevano non fare emergere un problema di strutturale eccedenza del personale.

Consentitemi solo di porre in risalto la tempestività con cui il problema è stato sollevato dalle banche in tutte le sedi appropriate, di sottolineare il senso di responsabilità e misura che ha guidato le controparti sindacali nelle pur difficili trattative avviate, l’equilibrata ripartizione degli oneri e dei sacrifici, definita nelle ipotesi di accordo che si profilano.

Non credo di esagerare nel ritenere che tali accordi, ove venissero positivamente conclusi, avrebbero titolo per essere considerati uno dei momenti più significativi, dopo lo storico accordo sul costo del lavoro del luglio ’92, nella storia delle relazioni industriali in Italia.

Le banche italiane, recuperati gli  opportuni margini di efficienza e redditività, avrebbero nei prossimi anni possibilità di riattivare nuova domanda di occupazione, probabilmente non rilevante nella dimensione dei flussi, ma certo importante sotto il profilo della “qualità” delle professionalità coinvolte. Come opportunamente rileva il Dott. Ciocca, anche la dimensione qualitativa dell’occupazione ha il suo peso e, soprattutto nel settore creditizio, la qualità delle risorse umane impegnate acquisirà sempre più valore strategico.

E vengo rapidamente al Mezzogiorno.

Le ultime evidenze statistiche segnalano, purtroppo, che la disoccupazione nel Mezzogiorno si è ancora aggravata in tutte le sue componenti e, segnatamente, in quella giovanile (meno di 24 anni) ove ha ormai raggiunto il 57,4%, un valore che ben segnala il rischio di danni sociali irreversibili.

Già alcuni anni fa ebbi modo di notare che il punto di partenza di una riflessione sul Mezzogiorno non poteva non essere il mercato del lavoro, in quando più gravi sono le conseguenze dell’inazione in questo campo.

Ero e sono convinto che il problema non nasce soltanto da un livello più o meno eccessivo del costo del lavoro, ma dal fatto che un sistema di determinazione del salario, centralizzato, poco sensibile e in gran parte condizionato dalla situazione del mercato del lavoro nelle regioni settentrionali, non consente di tenere conto di condizioni locali e, soprattutto, dell’esigenza di riassorbimento della disoccupazione in certe aree.

I progressi che il successivo dibattito in materia ha realizzato mi confortano sulla validità di questa tesi. Va dato atto al Parlamento di aver compiuto uno sforzo notevole nell’adeguamento del quadro legislativo, non solo nel campo degli ammortizzatori sociali, ma anche nella regolamentazione del mercato del lavoro. In particolare, il cosiddetto “pacchetto Treu”  introduce anche nel nostro ordinamento elementi di flessibilità in entrata, quali il lavoro interinale e i contratti a termine, e di flessibilità interna, come quelli connessi all’orario di lavoro, che ancora facevano difetto.

Certo, correggere le rigidità normative e contrattuali del mercato del lavoro è necessario, ma non sufficiente a risolvere un’emergenza occupazionale che nel Sud riflette, come giustamente annota il Dott. Ciocca, l’intera complessità del “dualismo territoriale” e della “questione territoriale”. Un problema antico che forse richiederà nuovi e fecondi approfondimenti nell’attuale prospettiva di integrazione dei mercati.

Pur nel prevalente scetticismo sulle prospettive future del Mezzogiorno resto aggrappato a frammenti di “ottimismo della volontà”. E ne colgo anche nella Introduzione di questo volume.

L’Europa del mercato unico e della moneta unica, della stabilità dei prezzi e dei più bassi e omogenei tassi di interesse potrà offrire al nostro Mezzogiorno un’opportunità storica di recupero, se le forze economiche ne saranno consapevoli e le politiche sapranno attivarsi in modo coerente.

Ma non voglio sottrarre tempo e argomenti al Dott. Ciocca e agli altri ospiti che certo meglio di me saranno in grado di utilizzare.

Vi ringrazio e rinnovo i saluti.