INAUGURAZIONE DELL’ASILO NIDO “I CUCCIOLI DEL LEONE” - GLI ASILI NIDO E LE POLITICHE SOCIALI

Trieste, 11 ottobre 2010

INAUGURAZIONE DELL’ASILO NIDO
“I CUCCIOLI DEL LEONE”


GLI ASILI NIDO E LE POLITICHE SOCIALI



Intervento di Cesare Geronzi
Presidente di Assicurazioni Generali S.p.A.



Trieste, 11 ottobre 2010

Ho voluto presenziare a questa cerimonia di inaugurazione, alla quale intervengo dunque con molto piacere, per l’importanza che annetto alla decisione della nostra Società di istituire, per ora, due asili-nido aziendali, uno a Trieste e un altro a Mogliano, ai quali è stata data una efficace e metaforica denominazione, “I cuccioli del Leone”. È all’esame la valutazione dell’istituzione di asili nido anche nelle sedi di Roma e di Milano.
L’asilo di Trieste, che accoglie i figli, fino all’età di tre anni, delle donne e degli uomini che qui lavorano nella Compagnia, è una realizzazione di cui essere orgogliosi, per la progettazione, la struttura, la gestione programmata, con l’affidamento conferito alla Cooperativa L’Arca di Trieste, esperta nel campo dell’infanzia.
Un ringraziamento sincero va a tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questa significativa iniziativa.
Essa vuole essere un segnale di partecipazione della Società ai problemi delle famiglie, di coloro che con grande dedizione lavorano qui e, al tempo stesso, un simbolo e una speranza che vi sia una ripresa della natalità nel nostro Paese, con la risalita dell’indice di fecondità.
L’andamento demografico, al quale da tempo stiamo assistendo, si manifesta, in definitiva, con la diminuzione del numero dei giovani rispetto agli anziani. Secondo gli studi di Franco Modigliani sul ciclo vitale, questo fenomeno fa sì, innanzitutto, che la propensione al risparmio tenda a diminuire.
La persistenza di un non favorevole andamento demografico è stata, nella storia, il segnale dell’approssimarsi del declino delle comunità, della mancanza di spinte a investire nel futuro, alla lunga di processi involutivi.
L’invecchiamento della popolazione influisce sulla crescita economica e questa, a sua volta, sull’invecchiamento. Sono nettamente superate le vulgate malthusiane.
Le analisi di questo fenomeno sono numerose e saldamente suffragate da evidenze e dati.
Diverse indagini hanno messo in evidenza che, in generale, la bassa fecondità - in Italia l’indice di fertilità, del tutto insoddisfacente, si attesta sull’1,4 nascite per donna - discende dall’incertezza delle prospettive economiche, dalla mancanza di alloggi, dai rischi di separazione coniugale, dalla fine della famiglia patriarcale che si fondava su di un forte aiuto dato dal lavoro dei figli. Concorrono, poi, motivazioni metaeconomiche, sulle quali non è facile intervenire. Resta, tuttavia, il peso delle cause economiche a fronteggiare le quali ci si sta attrezzando, ma occorre farlo con maggiore determinazione e maggiori mezzi.
Non è questa la sede per approfondire, in tema di sviluppo demografico, il ruolo dell’immigrazione che, nel fermo rispetto delle condizioni di sicurezza e di legalità e nell’osservanza della lealtà alle istituzioni dello Stato ospitante, è ritenuto importante, insomma può essere una ricchezza per il Paese. Nella provincia di Trieste, caratterizzata da un alto tasso di anzianità, vi è stata negli ultimi anni una inversione del lungo trend negativo del calo demografico. Su questa stabilizzazione ha inciso la componente estera con le nascite e soprattutto con il flusso migratorio.
È, invece, opportuno concentrarsi sull’intero modello economico e sociale che con la riduzione della natalità viene messo in discussione, per il “pubblico” e per il “privato”, a cominciare dall’onere sul bilancio dello Stato e, per i lavoratori occupati, dalla spesa previdenziale.
Riflessi significativi si hanno sui consumi, sugli investimenti, sul risparmio. Si osservi la sindrome giapponese connessa all’invecchiamento di quella popolazione. In Giappone, un tempo caratterizzato da una forte capacità di risparmio, ora il relativo tasso è sceso all’1%, a tacere di tutte le altre conseguenze dell’invecchiamento. In Italia oggi la propensione al risparmio si attesta al 12,7%, inferiore a quella di non moltissimi anni fa.
L’allungamento della vita richiede una specifica politica per l’anziano, innanzitutto per non disperdere il patrimonio di esperienze e di professionalità accumulato negli anni.
Ma, poi, è necessaria una organica politica dei servizi sociali che incida sulle cause accennate che limitano la possibilità di procreare figli senza essere sopraffatti dalle preoccupazioni della conciliazione del loro allevamento con la ragioni del necessario impegno lavorativo. Non aiuta affatto la circostanza che, per le donne, il tasso di inattività raggiunga il 50 per cento.
Nel Nordest si rivela qualche segnale di maggiore impegno su questa tematica, considerato, in particolare, che la diffusione degli asili nido - misurata dall’indicatore di presa in carico – nell’anno scolastico 2008/2009 è stato pari al 15,2% rispetto al dato nazionale pari al 12,7%.
Avanzamenti si sono registrati, a livello nazionale, nel sostegno alla famiglia. Ma ora occorre imboccare più decisamente la via di una organica politica, a cominciare dalla istituzione, a fini fiscali, del quoziente familiare al quale ha fatto riferimento lo stesso Presidente del Consiglio nell’esposizione in Parlamento delle linee programmatiche del Governo.
Sarebbero necessari - compatibilmente, in questa fase, con la disponibilità di risorse pubbliche - interventi per la genitorialità e l’infanzia, per il lavoro femminile, per i giovani. Si osservi l’esperienza francese al riguardo o il programma del nuovo governo inglese che annuncia “politiche per i bambini”.
Una parte la deve fare anche il “privato”. Quel privato che, come nel caso delle imprese assicurative, è chiamato alla prova della capacità di innovare nelle prestazioni offerte alla popolazione che invecchia e presenta bisogni nuovi di sicurezza e assistenza come nel caso della non autosufficienza e, più in generale, delle diversificate necessità di assistenza medica. Si parla oggi di un secondo Welfare e di un Welfare basato sull’associazionismo.
È alla prova in questo campo la responsabilità sociale d’impresa perché esca dal campo dei dibattiti, in alcuni casi meramente 5
formali e sterili, e si traduca in coerenti comportamenti. Le Generali, dal canto loro, sono in prima linea nelle politiche di sostenibilità.
Sono sollecitati, altresì, la rete delle autonomie territoriali – anche in relazione all’attuazione del federalismo fiscale – e tutti i soggetti che possono intervenire in una logica di sussidiarietà, fondamentale essendo l’attuazione di questo principio a livello orizzontale e verticale.
Un ruolo nel campo delle politiche per la famiglia può essere svolto, nei limiti dei propri ordinamenti, dalle Fondazioni bancarie.
Di questi enti privati di utilità sociale non si disconosce affatto la fondamentale funzione svolta per la riorganizzazione e il consolidamento bancari in un quindicennio; né si sottovaluta il ruolo che potranno continuare a svolgere.
Non è, tuttavia, giudicabile inopportuna la sollecitazione - a venti anni dalla legge Amato-Carli di riforma dalla banca pubblica e a dodici dall’adozione della normativa Ciampi - a considerare se e quali innovazioni introdurre nel relativo ordinamento per rafforzare l’autonomia dei soggetti in questione, migliorare ancora il sostegno ai settori dell’intervento istituzionale, definire più particolareggiatamente il rapporto con gli enti che concorrono a formare i loro organi e con il sistema bancario. Una ricognizione, insomma, al termine della quale si potrebbe anche convenire che non esistono ragioni di innovazione. Ma una verifica appare opportuna.
Si è detto dei rapporti reciproci tra crescita e andamento demografico.
Proprio perché la prima è ancora insoddisfacente – a livello europeo e nazionale – dobbiamo porci in grado, riducendosi la popolazione attiva, di compiere uno sforzo per una maggiore produzione, contraendosi, come si è visto, il numero dei giovani in rapporto a quello degli anziani.
Ma discende da ciò anche la necessità di promuovere, in un contesto di stabilità istituzionale, le riforme strutturali, a cominciare dai cinque punti programmatici del Governo; più in particolare, di far sì che, in tale contesto, sia elevata l’età media effettiva di pensionamento. Bisogna crescere di più, avendo ora le spalle coperte dalla messa in sicurezza dei conti pubblici. Non possiamo ritenerci soddisfatti della crescita prevista. Al tempo stesso, non possiamo cantare vittoria e sciogliere peana di ringraziamento e soddisfazione per il superamento della crisi finanziaria globale, essendo ancora incerta la ripresa, in campo internazionale e nel nostro Paese, esposta come è alle correnti di ritornanti, sia pure delimitati, fenomeni di grave difficoltà finanziaria, non nella nostra economia, con rischi di contagio. Tutti gli organismi e gli strumenti a vario titolo interessati debbono, dunque, operare per contrastare i segnali di ripiegamento e rafforzare i sintomi di ripresa. Centrale è il tema della produttività. I problemi del lavoro, soprattutto per i giovani, debbono sollecitare tutti – istituzioni, parti sociali, banche, assicurazioni – a convergere sull’obiettivo della crescita, che è la vera base per dare prospettive di lavoro solide, comunque non precarie.
È l’intero Welfare come conosciuto, nella versione Beveridge o Bismarck – Stato assistenziale o Stato sociale – che va rivisto, per preservare le principali conquiste, un tempo definite orgoglio e vanto delle generazioni postbelliche, non certo per annullarle.
Purtroppo, in campo in internazionale, i risultati delle recentissime riunioni di Washington (G7 e Fondo Monetario) non sono soddisfacenti. Restano tuttora aperte e irrisolte le due questioni fondamentali che influiscono sulla ripresa, del coordinamento tra le aree monetarie e dell’adozione di nuove regole della finanza.
Le Generali si avvicinano ai 180 anni di attività. Si stanno fortificando nell’organizzazione e nelle strategie per migliorare competitività e redditività.
E’ significativo che questa inaugurazione avvenga nella sede storica della Compagnia, a Trieste, sede e città alle quali ci legano ricordi e impegni per il futuro.
Auguro un lavoro sereno e denso di soddisfazioni alle donne e agli uomini che lavorano in questa sede. Ai “cuccioli” del Leone l’augurio di una gioiosa presenza nel nostro asilo.