Convegno internazionale per i 50 anni di Review of Economic conditions in Italy

Signor Presidente della Repubblica, Signor Governatore della Banca d'Italia, Autorità, Illustri relatore, Signore e Signori,

l'incontro di oggi non è solo l'occasione per ricordare i 50 anni di vita della "Review of Economic Conditions in Italy", il periodico edito dalla Banca di Roma e fondato nel lontano 1947 da Costantino Bresciani Turroni, ma anche l'opportunità per riflettere sul nostro passato e per cercare di comprendere le tendenze che si svilupperanno nel futuro.

L'incontro si svolge - come vi è noto - sotto l'alto patronato del Capo dello Stato, che ha voluto altresì onorarci della Sua presenza. Abbiamo pertanto più di un motivo per esprimergli, nel momento in cui gli porgiamo un deferente e caldo benvenuto, tutta la nostra gratitudine.

Siamo inoltre riconoscenti al Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, per aver offerto il suo autorevole sostegno a un'iniziativa che intende prendere spunto dalla citata ricorrenza per dibattere un tema di grande attualità e di notevole impegno: "Globalizzazone dei mercati e orizzonti del capitalismo". Il fatto che egli abbia accettato di tenere la relazione introduttiva conferisce lustro all'iniziativa.

Al dibattito partecipano personalità, straniere e italiane, di altissimo livello. A tutti va il saluto di benvenuto e il ringraziamento della Banca di Roma e mio personale, e uguale saluto, uguale benvenuto, desideriamo porgere agli ospiti, quando mai graditi, per aver accettato l'invito, loro rivolto, di partecipare ai nostri lavori.

La "Review of Economic Conditions in Italy", iniziò le sue pubblicazioni nel 1947, cioè quasi all'indomani del crollo della ventennale dittatura e della fine di una guerra disastrosa. Eventi che avevano lasciato il segno. Il Paese si presentava prostrato, sul piano economico non meno che su quello morale. Isolati com'eravamo stati dal resto del mondo progredito per i vent'anni del regime e per gli anni della guerra noi non sapevamo delle conquiste degli altri paesi, nè gli altri paesi sapevano delle nostre condizioni, dei nostri progressi e delle nostre possibilità di sviluppo.

Con la sensibilità accumulata nei lunghi anni di esperienza internazionale in Italia e fuori, Bresciani Turroni, allora Presidente del Banco di Roma, seppe cogliere con estrema prontezza l'esistenza di questa mancanza di relazioni e avvertì con forza il bisogno di far conoscere (come il titolo del periodico evidenzia con chiarezza) le "condizioni economiche" dell'Italia.

Egli propose e realizzò, quindi, uno strumento che servisse a spiegare al vasto mondo anglosassone, uscito vittorioso dalla guerra, cosa noi  fossimo, che cosa noi potevamo offrire, quali erano i nostri problemi; e soprattutto a sottolineare il sincero desiderio di ravvivare contatti e collaborazioni che nel ventennio e nella guerra o erano apparsi sbiaditi o erano scomparsi.

E la "Review" fornì agli ambienti economici stranieri un quadro di un paese che, pur essendo mortificato dal disastro bellico, aveva dentro di sè la volontà fervida e determinata di riprendere, nella libertà e nella democrazia, il cammino interrotto.

Sappiamo che Bresciani Turroni utilizzò la "Review" anche come tribuna, per condurre, attraverso una molteplicità di scritti, propri e altrui, una vera e propria battaglia in difesa delle scelte fatte all'insegna di un liberismo convinto, pur se non intransigente.

La "Review" ha continuato a svolgere il suo ruolo anche dopo la scomparsa di Bresciani Turroni. Sicchè i suoi 50 anni di vita offrono un eccezionale spaccato delle vicende economiche e sociali che hanno accompagnato la trasformazione di un paese prevalentemente agricolo in un paese industrializzato.

Proprio perchè più facilmente possa cogliersi questa quasi incredibile trasformazione, la Banca di Roma ha ritenuto di offrire alla riflessione due volume che, per vie diverse, ricostruissero le vicende dei 50 anni trascorsi del nostro Paese.

Così, nel primo volume, introdotto dal Prof. Mario Arcelli, un nutrito gruppo di studiosi (storici, economisti e sociologi) ha fatto oggetto di attenta riflessione gli avvenimenti politici ed economici dei 50 anni trascorsi, cogliendone caratteristiche e limiti, a livello sia di pensiero che di azione.

A questo punto volume se ne affianca un altro, di cui è autore il prof. Luigi De Rosa, che ricostruisce, attraverso le 50 annate della "Review", le tappe, a volte radiose ed a volte deludenti, dello sviluppo economico dell'Italia dalla fine della guerra ad oggi.

A questi due volumi che vi vengono offerti oggi, unitamente all'indice per materia e per autori delll'intera serie della rivista dal 1947 al 1996, ne seguirà un altro che riporterà gli atti dell'odierna giornata.

Questo incontro, si inserisce nella tradizione inaugurata e coltivata dalla "Review". Infatti, nel corso della sua storia la rivista della Banca di Roma ha spesso promosso incontri di alto valore problematico e ne ha pubblicato i risultati.

Si è ritenuto così di poter cogliere l'occasione del cinquantenario della rivista per dar vita a un'iniziativa destinata a suscitare - ci auguriamo - l'interesse di coloro che sono interessati a cogliere le connessioni tra passato e presente. Nella scia della preziosa opera svolta dalla Review, e mentre essa continua ad informare il mondo operativo ed accademico internazionale dei problemi e dei progressi che l'Italia registra nei suo i vari campi di attività, il convegno che oggi si apre intende trarre dall'esperienza di ieri e di oggi possibili indicazioni su quanto caratterizzerà il nostro domani.

La globalizzazione e il futuro del capitalismo, che rappresenta il tema del nostro convegno, è al centro del dibattito degli economisti. Emerge tra i vari connotati del capitalismo uno in particolare: la fabbricazione di prodotti e la fornitura di servizi si realizza dove i costi sono più bassi e la vendita è effettuata dove i prezzi e profitti sono più alti. Il mondo si trasforma in un centro commerciale senza frontiere.

Se pur connaturato al capitalismo, il mercato mondiale rivela, oggi, la propria diversità rispetto al passato. L'ascesa e la prevalenza della finanza si sono imposte nell'economia mondiale; la rivoluzione nel mondo delle telecomunicazioni sta abbattendo gli ultimi superstiti diaframmi; Internet, simbolo di un mondo più piccolo, sta cambiando la nostra vita.

In questa nuova dimensione economica, le imprese sono prepotentemente costrette ad adattare l'organizzazione e le strategie alla nuova realtà, e a procedere ad incisive politiche di valorizzazione delle risorse umane, che rimangono, oggi come domani, il fondamentale fattore di ogni successo competitivo nel lungo periodo.

In particolare le aziende non possono sopravvivere nel mercato mondiale senza il ricorso alla "flessibilità". Il che equivale, da un lato a deregolamentare e, in date circostanze, ad allentare i vincoli del mercato del lavoro; dall'altra a reagire con prontezza ai cambiamenti tecnologici e alle condizioni del mercato. Il che significa: ristrutturazioni, aumenti di efficienza, competitività e incrementi di produttività. E su questi problemi, in particolare, anche il sistema bancario italiano si sta impegnando sotto gli auspici del governo e a seguito degli inviti ad agire provenienti dal Governatore.

I temi della globalizzazione sono complessi, ricchi di fascino e aperti a straordinari imprevisti. La "topografia economica" muta sotto i nostri occhi giorno dopo giorno,e ne siamo ora stupiti, ora ammirati, ora preoccupati.

La "globalizzazione" dell'economia è un'espressione che può esaltare e al tempo stesso spaventare. Esalta chi scorge, nella crescente interdipendenza dei mercati e della produzione che la globalizzazione realizza, una forte spinta verso una maggior efficienza produttiva e ne fa quindi un potente fattore di sviluppo. Spaventa, invece, chi teme che quella interdipendenza possa essere foriera di nuove tensioni che possono essere dominate dagli Stati nazionali indeboliti proprio dalla globalizzazione, la quale impone perciò la ricerca di una organizzazione sovranazionale dei poteri.

Come giustamente è stato osservato da Alain Touraine, "una cosa è registrare l'aumento degli scambi mondiali, lo sviluppo delle nuove tecnologie e la multipolarizzazione del sistema di produzione, ben altra cosa è dire che tutto ciò mette capo a un sistema mondiale autoregolato nel quale l'economia può e deve sfuggire ai controlli politici. In tal modo, si sostituisce una descrizione abbastanza precisa con un'interpretazione erronea".

In definitiva, non basta occuparsi della svolta che la globalizzazione determina e dei fenomeni che l'accompagnano e la sostengono; non basta occuparsi delle conseguenze della rivoluzione informatica; del peso della finanza sull'economia; della rivoluzione nel  mondo delle telecomunicazioni; dell'incombente "delocalizzazione" alla quale le imprese debbono soggiacere. Occorre affrontare anche il problema del rapporto tra politica ed economia.

Siamo di fronte ad un complesso di problemi intrecciati tra loro. Per questo motivo si è deciso di articolare il convegno in due sezioni: la prima dedicata a un'approfondita riflessione sulla nuova fase attraversata dal capitalismo cosiddetto "maturo", la seconda a cogliere il capitalismo nei rapporti con un'economia mondiale caratterizzata anch'essa da una molteplicità di eventi.

La prima sessione, sulla nuova fase del capitalismo, si incentra su una varietà di rapporti che richiedono una nuova definizione: quelli tra Stato e settore privato; tra libertà, garanzie e responsabilità.

Il dibattito parte da un dato acquisito: che il mercato è il mezzo più efficace per conseguire l'efficienza e garantire la crescita economica, ma che di per se stesso non assicura l'elevamento della vita di tutti, l'eliminazione dei conflitti tra gruppi sociali, etnici, culturali.

Il tema chesarà dibattuto nel pomeriggio, il capitalismo e l'economia mondiale, riflette una serie di eventi quali: l'operare degli organismi internazionali; l'impatto sui mercati mondiali dei paesi del Sud-Est asiatico; l'espansione dell'Occidente verso le nazioni già comuniste del nostro continente.

Si tratta di valutare, tra l'altro, come affrontare il problema dlela costituzione di nuove regole per gestire gli scambi internazionali all'interno di un mondo "multipolare". La realtà è costituita, infatti, da un mondo caratterizzato dalla presenza di blocchi commerciali a livello regionale. Entro questo quadro si colloca la costituzione dell'Unione economica e monetaria europea, mentre l'allargamento dell'economia mondiale dal Nord Atlatico al Pacifico configura una nuova mappa degli affari e della produzione mondiale.

I temi che ci siamo proposti, pur nello straordinario interesse che suscitano, sono ardui e complessi. Ma siamo confortati dall'autorità, competenza e prestigio dei relatori delle cui riflessioni attendiamo il risultato. Mi sia, inoltre, consentito, come Presidente di una grande azienda bancaria, di sottolineare il particolare interesse agli aspetti chce più direttamente coinvolgono il sistema finanziario per il ruole che esso sta assumendo in questa fase del capitalismo. Per questo, condividendo l'attesa di tutti, non sottrarrò altro tempo prezioso allo svolgimento dei lavori.

Teoria e prassi costituiscono per Bresciani Turroni un binomio inscindibile. Questo binomio ispira il nostro convegno, il quale costituisce il migliore auspicio che la rivista continuerà a coniugare teoria e prassi, l'analisi con la ricerca di soluzioni e suggerimenti per la politica economica, valorizzando la prospettiva internazionale che da sempre l'ha caratterizzata.

Grazie per l'attenzione. Formulo gli auguri più fervidi e cordiali per il maggiore successo dei lavori.