XIV CONGRESSO DELLA UIB sul tema “Italia – Europa. I lavoratori al centro della concertazione”

Signore e Signori,

vorrei prima di tutto porgere un sentito ringraziamento agli organizzatori per avermi invitato a questo importante Congresso, che si svolge in un momento particolarmente significativo per il settore bancario e per le relazioni sindacali.

Nonostante la trattativa nazionale tra l’ABI e le Organizzazioni sindacali abbia conosciuto dei momenti di difficoltà e debba ancora concludersi, occorre riconoscere che nell’anno appena trascorso si è venuta consolidando una comune consapevolezza dei problemi e delle criticità che incombono sul sistema bancario italiano.

La mia presenza qui – in un contesto che mi sembra favorevole ad un confronto costruttivo e corretto – vuole essere un’ulteriore testimonianza dell’importanza che ha assunto la concertazione tra le parti all’interno del nostro settore.

Mi sia consentito iniziare questo mio intervento, ricordando le valutazioni espresse nel novembre 1996 a Siena in un Convegno su “Il cambiamento del sistema bancario”. Ciò mi permetterà di mettere in luce i problemi affrontati e i compiti che ancora ci attendono.

In quell’occasione, ebbi modo di evidenziare che il nostro Paese si trovava in un momento particolare del proprio sviluppo.

Il Paese era chiamato, infatti, ad un forte ed impegnativo processo di ammodernamento in tutti i settori – della politica, della società civile e dell’economia – ed il suo futuro sarebbe dipeso dalla capacità di tutti – Stato, Operatori economici e Rappresentanze sindacali – di agire con perseveranza, adottando tempestivamente comportamenti coerenti e superando le inevitabili tensioni.

L’economia italiana mostrava segni di stagnazione e molti dubitavano che il nostro Paese sarebbe stato in grado di raggiungere i parametri di Maastricht e, quindi, di far parte del primo gruppo di Paesi che avrebbe dato luogo all’Unione monetaria. E’ sufficiente ricordare che si prevedeva una discesa graduale dell’inflazione e che l’obiettivo del Governo del 2,5 percento per il 1997 era ritenuto dai più troppo ottimistico.

Parlando dell’evoluzione in atto nei mercati finanziari, mi soffermai, inoltre, sui cambiamenti particolarmente intensi che avevano caratterizzato il settore bancario. Le analisi che allora esposi son in gran parte ancora valide.

Nel settore bancario l’ammodernamento normativo può dirsi completato. La deregolamentazione, la de specializzazione, i meccanismi competitivi sono ormai gli stessi di quelli operanti nei paesi maggiormente industrializzati e nessuna norma protegge più la banca italiana dalla concorrenza. Alle innovazioni dell’ordinamento interno si sono affiancate quelle definite a livello comunitario e, soprattutto, la poderosa azione dello sviluppo tecnologico che abbatte le distanze e unifica i mercati.

Osservai che nessun settore economico del nostro Paese aveva dovuto affrontare un processo di intensificazione della concorrenza altrettanto forte e rapido.

I bilanci subiscono l’impatto negativo dei processi di disintermediazione e di erosione del margine di interesse. Inoltre, la lunga fase di ripiegamento ciclico – che aveva toccato il punto più basso nel 1993 – ha causato una crescita delle sofferenze che non ha uguali nel dopoguerra. Le banche si sono assunte i rischi di importanti ristrutturazioni, consolidando i propri crediti, ma anche convertendoli in quote di capitale.

Dissi, allora che si imponeva una nuova combinazione dei fattori produttivi e posi l’attenzione sui problemi aperti, da affrontare con urgenza, della ristrutturazione bancaria, a mio avviso, non più procrastinabile.

Segnalai, in particolare, che i processi di ristrutturazione bancaria, volti a restituire competitività al nostro sistema, non potevano non affrontare il problema dei costi operativi e, soprattutto, del costo del personale, essendo le banche imprese ad alta intensità del lavoro.

I confronti internazionali mostrano, infatti, un eccesso di personale nel sistema bancario italiano e un’incidenza delle spese relative molto elevata, in rapporto sia ai volumi intermediati sia al margine di intermediazione. Anche al netto degli oneri fiscali e contributivi le retribuzioni del settore bancario sono assai elevate. L’incremento dell’automazione, così come avvenuto in altri paesi, richiede, inoltre, un contenimento degli addetti.

Richiamai, pertanto, l’esigenza di una nuova concertazione tra le parti, che partendo dalla redditività delle banche, in flessione, consentisse un recupero straordinario della flessibilità nel funzionamento dei rapporti di lavoro. Un compito a cui le banche non avrebbero potuto sottrarsi.

Bisognava , inoltre, agire rapidamente perché la flessione della redditività delle banche era causata dalla maggiore velocità con cui la concorrenza riduceva i ricavi rispetto ai tempi, senza dubbio lunghi, richiesti per l’aggiornamento dei costi di struttura.

Fu in questa situazione che chiesi con decisione che si rendessero disponibili, per le banche e per i suoi lavoratori, gli strumenti per la mobilità che già erano operanti per tutte le altre imprese.

Sottolineai, inoltre, che la riduzione dei costi operativi certamente non esauriva il complesso problema che il sistema bancario doveva affrontare.

Dal lato dei ricavi era – ed è - forte l’esigenza per le nostre banche di accrescere la capacità di prestare servizi alle famiglie e alle imprese. Ciò richiede una grande riconversione organizzativa, notevoli investimenti, ma anche un’attenta opera di razionalizzazione delle strutture interne e di gruppo delle grandi unità bancarie per conseguire sinergie di prodotto e di mercato.

E’ trascorso poco più di un anno e significativi passi avanti sono stati fatti sia a livello di sistema Paese sia a livello di sistema bancario.

A livello di sistema Paese, gli scenari di breve e medio periodo formulati dai principali istituti di ricerca economica risultano positivi e migliori di quanto fosse possibile prevedere nei mesi scorsi. Con autorevolezza, il Ministro del Tesoro ha affermato che la legge Finanziaria, recentemente approvata, rappresenta il punto di svolta tra la fase del riequilibrio dei conti pubblici e l’avvio di una duratura fase di crescita.

La partecipazione dell’Italia all’Unione monetaria europea sin dalla sua fase iniziale è un obiettivo che si avvia ormai ad essere realizzato.

Per il sistema bancario, la positiva evoluzione economica, che rende ormai certa la prospettiva euro, riduce i tempi per agire e provoca un’accelerazione delle azioni con cui vanno realizzati i cambiamenti già in atto.

Molta enfasi viene posta sui costi, certamente elevati, che la moneta unica europea comporta per l’adeguamento delle strutture organizzative, non solo quelle informatiche e contabili, delle banche.

Molto più impegnativi da gestire sono, invece, i problemi derivanti dalla revisione degli obiettivi strategici delle banche, che l’evoluzione attesa dei tassi e il processo di convergenza delle economie europee impongono.

Oggi – ancor più di un anno fa – il sistema bancario italiano si trova esposto alla concorrenza. E non solo dalla moneta unica giungono nuove impegnative sfide.

Dal 1° marzo 1999, infatti, i servizi finanziari potranno liberamente circolare in 102 Paesi, a seguito dell’accordo sottoscritto di recente presso l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) tra i più importanti Paesi industrializzati e numerosi Paesi in via di sviluppo o in transizione. Liberalizzare la vendita dei servizi finanziari significa soprattutto aprire il mercato del risparmio nazionale al resto del mondo, facendogli perdere ogni ancoraggio con il territorio che lo ha prodotto.

I prossimi anni – con il doppio appuntamento della moneta unica europea e dell’entrata in vigore dell’accordo sulla liberalizzazione dei servizi finanziari –rischiano di trasformarsi in un passaggio molto critico per le banche italiane, ancora impegnate nella ricerca della dimensione ottimale e nei processi di ristrutturazione.

Ciò che è mutato positivamente, nel corso dell’ultimo anno, è l’accresciuta consapevolezza che il problema della competitività delle banche italiane va affrontato nella sua globalità.

Sotto questo aspetto, molti passi avanti sono stati fatti.  Alcune banche hanno anticipato specifici interventi per adeguare la propria produttività e redditività a quella dei principali concorrenti internazionali. Si è intrapresa con vigore la strada della trattativa tra le aziende bancarie e le organizzazioni sindacali per affrontare il problema del costo del lavoro. Il Governo, sin dalla Finanziaria dello scorso anno, si è fatto carico di approntare le necessarie modifiche normative, fornendo anche al settore bancario questi ammortizzatori sociali, necessari per affrontare i grandi processi di ristrutturazione.

Il Protocollo di intesa, siglato il 4 giugno 1997 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha segnato un passo importante nel confronto tra le parti sociali. In esso le parti hanno assunto impegni per fronteggiare i problemi più rilevanti del settore, che non possono essere limitati al contenimento dei costi operativi, ma riguardano anche le ristrutturazioni aziendali e l’aumento dei ricavi, attraverso l’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi.

E’ in questo scenario che vanno valutate le specifiche iniziative avviate dalla Banca di Roma per affrontare e sostenere la concorrenza nella nuova dimensione del mercato europeo.

Nel passato, con l’operazione di concentrazione si è raggiunto l’obiettivo strategico prioritario, rappresentato dalla creazione di un primario gruppo bancario nazionale, competitivo per dimensione e per radicamento territoriale.

Più di recente, con l’elaborazione del “Piano industriale” sono stati individuati gli specifici interventi per adeguare la produttività e la redditività della nostra Banca a quella dei principali concorrenti.

Un piano strategico di sviluppo che, oltre al contenimento del costo del lavoro, poggia sulla difesa delle attuali quote di mercato nella raccolta diretta, sulla crescita selettiva degli impieghi e sull’accentuato impegno ad espandere i ricavi e ad aumentare la presenza dell’Istituto nelle aree di attività più redditizie.

E’ un piano coerente e credibile, sul quale è avvenuto un confronto con le Organizzazioni sindacali.

Da ultimo, l’operazione di privatizzazione e di ampliamento del capitale sociale. L’operazione, andata a buon fine con successo, è il primo segnale del salto di qualità che la banca sta realizzando. Con un flottante di azioni molto ampio, conseguiremo anche un più stretto vaglio del mercato sulla validità della gestione.

E’ da sottolineare che non sarebbe stato possibile porsi obiettivi così ambiziosi e sottoporre l’azienda ad vaglio del mercato senza l’accordo raggiunto con le Rappresentanze sindacali e senza il profondo senso di responsabilità mostrato dal personale.

Significativi sacrifici sono stati chiesti a tutti i collaboratori per porci nella condizione di puntare non ad un momentaneo recupero di redditività, ma ad un duraturo e concreto rilancio della Banca.

Il miglioramento della redditività richiedeva, infatti, contemporaneamente due azioni: la riduzione dei costi, quelli del personale e quelli generali, e lo sviluppo dei ricavi da servizi. Non sarebbe stato possibile raggiungere i livelli di redditività prefissati portando avanti solo una delle due azioni.

Durante la trattativa, infatti, era emerso il convincimento che fosse necessario superare il circolo vizioso che gravava – e grava – su gran parte del sistema bancario italiano. La bassa redditività non avrebbe consentito di mobilitare i capitali necessari per la ristrutturazione, ma senza una incisiva ristrutturazione, da realizzarsi in tempi brevi, la redditività della banca sarebbe restata bassa.

Va riconosciuto al Sindacato il merito di essere giunto al tavolo delle trattative consapevole delle criticità attuali e della necessità di concordare interventi per reagire con prontezza ai cambiamenti tecnologici e alle mutate condizioni di mercato.

La nostra Banca, come anche il sistema bancario, ha solo avviato il profondo processo di ristrutturazione che lo attende. Sono stati compiuti solo i primi passi.

Il mercato ha mostrato di apprezzare la nostra attitudine e volontà al cambiamento, ma la fase più impegnativa è appena iniziata. Occorre realizzare quanto scritto nel piano industriale della nostra Banca e in quello di molti nostri concorrenti.

Gli investitori stanno credendo alle aziende bancarie. Comprano i loro titoli nonostante la redditività non ancora soddisfacente. Ora chiedono più utili, altrimenti si orienteranno verso altri settori. Ma per ottenere i risultati richiesti dal mercato saranno determinanti, oltre alla coerenza delle scelte strategiche, la concretezza e la realizzabilità dei piani, che dovranno tenere conto delle risorse di cui si può disporre.

Da parte nostra andremo avanti con decisione per attuare fino in fondo il progetto triennale.

L’accordo raggiunto con le Rappresentanze sindacali ci ha consentito di affrontare l’emergenza.

Si è cercato di mediare la gradualità delle indispensabili uscite con la necessità dell’azienda di ridurre subito i costi. I lavoratori hanno rinunciato ad una parte del salario in cambio dello scaglionamento non traumatico – in tre anni – degli esodi.

Prima risolveremo il problema del recupero di produttività, prima saremo in grado di restituire al personale il giusto livello di salario.

Ora, però, vi sono le condizioni per affrontare i problemi del settore bancario in termini strutturali.

Va dato atto al Governo di aver compiuto uno sforzo notevole nell’adeguamento del quadro legislativo. Non solo, come ho già detto nel campo degli ammortizzatori sociali, ma anche nella regolamentazione del mercato del lavoro, nel campo fiscale e, infine, nel campo del governo societario.

In particolare, il cosiddetto “pacchetto Treu” introduce anche nel nostro ordinamento elementi di flessibilità in entrata, quali il lavoro interinale e i contratti a termine, e di flessibilità interna, come quelli connessi all’orario di lavoro, che ancora facevano difetto.

Alcune di queste innovazioni, fra l’altro, sono già state accolte negli accordi sindacali aziendali del Gruppo Banca di Roma.

La legislazione italiana sta compiendo rilevanti passi avanti nell’armonizzazione europea, dotando il settore bancario degli strumenti necessari per affrontare le sfide che ci attendono. Il senso ultimo di tutte le innovazioni è la flessibilità nell’uso dei fattori di produzione.

Tocca, ora, alle parti sociali concordare con urgenza un quadro normativo coerente con le innovazioni legislative introdotte e che metta in grado le aziende di affrontare con successo il processo di ristrutturazione e di rilancio, valorizzando al contempo le risorse umane in esse impegnate.

La responsabilità che oggi hanno di fronte l’Abi e le Organizzazioni dei sindacati è quella di definire un contratto nazionale che, sulla base della comune consapevolezza delle criticità, sia all’altezza dei problemi non solo attuali, ma anche futuri, che ho cercato di identificare.

Il nuovo contratto dovrà fornire al settore bancario gli strumenti necessari per incrementare l’efficienza e per creare strutture più flessibili.

Vorrei citare, per concludere, i principali punti su cui sarà importante trovare un accordo:

  • L’ambito della contrattazione aziendale dovrà essere ridefinito in maniera tale da evitare duplicazioni e sovrapposizioni con la contrattazione nazionale;
  • Il trattamento economico dovrà tener conto, oltre che di una dinamica passata più elevata che in altri settori e, comunque, superiore all’inflazione, dell’esigenza di adeguare i costi a quelli prevalenti nei principali paesi concorrenti;
  • I nuovi meccanismi retributivi, in presenza di strutture organizzative maggiormente volte alla gestione per obiettivi, dovranno dare maggior spazio alla parte variabile della retribuzione oltre che consentire ai lavoratori di beneficiare delle eventuali performance positive delle aziende;
  • I meccanismi di flessibilità interna, relativi all’orario di lavoro, alla mobilità del personale e all’utilizzo dei cosiddetti contratti atipici, dovranno essere rafforzati per consentire alle aziende di rispondere meglio all’evoluzione della domanda e di valorizzare i percorsi di carriera del personale;
  • Il Fondo nazionale, da costituire in attuazione di quanto stabilito dalle ultime leggi finanziarie, dovrà permettere al settore bancario di dotarsi di quegli ammortizzatori sociali necessari ad affrontare con tempestività i problemi di efficienza e di eccesso di personale.

La trattativa in corso, inoltre, deve rendere possibili soluzioni organizzative e contrattuali che consentono agli imprenditori bancari di concentrare il proprio impegno nell’attività tipica dell’industria delle finanza e di avvalersi, per altre specifiche fasi produttive, di operatori specializzati in grado di gestire queste attività con livelli di efficienza non raggiungibili neppure dalla grande impresa bancaria.

Le esperienze di altri settori e di altri paesi mostrano, credo con sufficiente evidenza che, nelle fasi di accentuato cambiamento, i fattori di successo strategico delle aziende sono, da un lato, la flessibilità e , dall’altro la valorizzazione delle risorse umane.

La flessibilità è resa necessaria da un mercato sempre più ampio, sempre più dinamico, sempre più concorrenziale. Vince chi per primo sa cogliere i mutamenti della domanda e le opportunità fornite dalle rapide innovazioni tecnologiche. Riesce a crescere l’azienda il cui personale è motivato, protagonista dell’innovazione, valorizzato nelle professionalità, partecipe dei risultati.

Sono convinto che la consapevolezza di questi problemi sia tra noi largamente condivisa, seppur oggetto di continua discussione e anche di confronto, date le diverse responsabilità che ci competono. Per questo sono anche ottimista sulle nostre capacità di affrontare e risolvere insieme i problemi.

E, tuttavia, non posso non fare qui un pressante richiamo all’urgenza dei tempi, alla necessità di dare al più presto seguito ai propositi maturati in questo anno difficile.

In questo senso il vostro Congresso, ne sono sicuro, darà senz’altro un contributo importante.

Non è quindi formale il mio augurio a tutti voi di buon prosieguo dei lavori.